Altri libertini

Libro della mia formazione, Altri libertini.
L’ho ricomprato su Amazon a causa di un click errato (oh, anche gli “acquisti un click” ogni tanto sono scomodi). Ma ho fatto buon viso a cattivo gioco e l’ho riletto. Tanto non è ne il primo ne l’ultimo libro che mi ricompro in digitale.
Comunque anche a, boh, vent’anni dalla mia prima lettura e a trenta dall’uscita ha ancora tutta la sua forza, la sua leggibilità, la capacità di creare curiosità verso l’essere giovani dei primi anni’80.
Che poi, adattate le droghe e la musica, non è tanto diverso dall’essere giovani nei’90 o nei 2000 (nei ’10 non so, ormai sono fuori categoria, a 36 anni ho scoperto che non si può più neanche partecipare alla giornata mondiale della gioventù).
E la cosa bella di questo libro di Tondelli è proprio quella: che racconta le cose e i pensieri dell’essere giovani, mettendoci pesantemente anche del suo. Che racconta la forza delle illusioni, delle idee, delle fisse dell’avere vent’anni. Del fare stupidate e delle conseguenze. Del crescere.
E’ volgare e anticonformista? Sì, come lo sono tutte le cose dei giovani, se viste con gli occhi dei grandi. E non lo è per pura forma, volgarità ed voglia di stupire sono due modi per far uscire l’energia della giovane età.
Un grande libro sulla giovinezza, che si apprezza sempre.

McDonald’s Route 66 Smoky Bacon

Nuova promo ( 5 panini “stile USA” in 5 settimane), nuovo giro al McDonald’s.
Questa volta al solito ristorante di Lentate sul Seveso, in pausa pranzo del lavoro.
Piccola nota sul ristorante: è stato rinnovato, secondo le ultime linee guida; ora ci sono i totem automatici per prenotare e pagare, ci sono i tablet per i bambini ed è stato attivato anche il servizio al tavolo, con una modalità interessante: quando pagate, vi viene chiesto in che zona volete sedervi (il ristorante è diviso in 5 zone), quando l’ordine è pronto, un cameriere porta il vassoio in zona e grida il numero d’ordine. Voi alzate la mano e lui vi serve.
Personalmente non mi fa impazzire, ma più per una questione di esperienza che di comodità.
Io poi scelgo dove sedermi in base alla vicinanza dei quotidiani (Gazzetta in primis), quindi ora devo prepararmi prima…

Il panino comunque è il McDonald’s Route 66 Smoky Bacon:
Route 66 Smoky Bacon

Colpisce il pane a stella (usato, in diverse varianti, per tutti i panini della promo), colpisce l’abbondanza di insalata, ma soprattutto un’altra cosa, di cui però parliamo dopo.
Gli ingredienti sono: il suddetto pane standard da hamburgher a forma di stella, la polpetta di carne (standard McDonald’s), abbondante pancetta, formaggio, insalata, salsa e pane.

Il cuore del panino è la pancetta: è leggermente meno croccante di quella del Crispy McBacon, ma è di più, direi quasi il doppio. E caratterizza il panino completamente, tutti gli altri sapori vanno in secondo piano. Sarà un bene o un male? Questione personale: a me non ha fatto strappare le vesti, o meglio, mi è piaciuto ma non lo riprenderei. Che forse, per un panino “edizione speciale” con la vita di una settimana, è anche la cosa giusta.

In abbinata patatine (sia classiche che quelle “a fetta”) e una trascurabile Bud, potevo benissimo prendere la normale Peroni, risparmiare i 30 centi di extra e non sarebbe cambiato nulla. Di buono è che il prezzo è lo standard McMenù da 8,50€.

Segnalo che, vista la promo a tema USA, è tornato il McLobster (che ancora non ho assaggiato), ma soprattutto ci sono le alette di pollo. Da cultore della materia, quelle non scappano il prossimo assaggio. Saranno più buone di quelle del mercato di Cuggiono?

Il partigiano Johnny

Queste quattro righe non possono che essere parziali: a me Fenoglio piace tanto; lo scrissi qui, lo ripeto ancora adesso.
Pensare che Il partigiano Johnny sia un romanzo incompiuto, scritto e risistemato postumo da studiosi di Fenoglio (la versione che ho letto io è la seconda, quella di Dante Isella) e che nonostante questo abbia tutta questa forza, bellezza, qualità è sconcertante: è la dimostrazione leggibile che dove c’è la forza di un’idea, di una voglia di raccontare, di storie (con la esse minuscola o maiuscola non fa differenza), la finitura, la perfetta contiguità, i buchi nei paragrafi non contano. Anzi, diventano parte del valore del libro.
La Resistenza è un periodo che colpevolmente non conosco; forse faccio parte della prima generazione che l’ha quasi del tutto ignorata, se l’è sentita raccontare solo da qualche nonno, magari quando era piccolo, senza capire fino in fondo cosa vuol dire “Guerra civile”.
Fenoglio non è il primo autore che ho letto sul tema, ma è quello che tutte le volte mi ha insegnato qualcosa: non solo a livello storico, ma soprattutto a livello umano. È stato capace di parlare delle storie degli uomini, di sceglierle e costruirle bene, utili a spiegare cose molto più grandi.
Nel dramma di Kyra, nel primo terzo del romanzo, con Johnny appena arrivato nei badogliani, c’è tutta la guerra civile: Kyra è partigiano in montagna, suo fratello maggiore è ufficiale fascista giù ad Alba. Uomini contro uomini, fratelli contro fratelli: da una parte un regime morente, dall’altra una risposta di puro orgoglio, disorganizzata, eroica ma piena di limiti.
Non è tanto un discorso di ragione o torto, in Fenoglio non c’è nessun intento di giustificazione: ma la ricerca dell’umanità nel conflitto, la volontà di trovare i danni e le ferite tra le persone fanno sì che questi libri siano chilometri avanti rispetto a tutto il resto che io abbia mai letto sul tema. Esemplare è anche il passaggio della cattura del soldato fascista, che stava scappando. Attraverso le storie, comuni, semplici, si passa oltre la retorica e si spiega, davvero, cosa è successo.

Nel caso del Partigiano Johhny, il respiro del romanzo (parliamo comunque di un bel bestione da 500 pagine) permette poi di seguire tutti gli eventi dall’8 settembre in poi, dalle prime timide fasi iniziali con la fuga di Johhny e l’imboscamento, alla presa di coscienza, all’inizio dell’avventura partigiana e a tutto il suo sviluppo, gli alti e bassi e la fine.
Una visione continua, dettagliata, analitica, anche sulla vita di tutti i giorni dei partigiani: partiti con il supporto di tutti e arrivati alla fine con la fame e le privazioni. Un viaggio eroico, anche qui però raccontato senza spocchia, senza moralismo, ma con l’occhio di chi le cose le ha vissute e non ha interesse a ingigantirle per renderle memorabili.

E quindi è un libro che mi è piaciuto veramente tanto, soggetto, stile, storia, tutto. E mi son messo in testa che prima o poi andrò a Mango.

P.S. Un plauso ai quattro geni che, su Amazon, si lamentano che l’edizione Kindle “è sbagliata” perché ogni tanto ci sono delle parole o frasi inglesi.

“There are lies, damned lies and statistics”

Visto che lo stanno facendo tutti, non ci si poteva esimere dal farlo, con l’apposito plugin di wolly

Anno Nr.articoli Media caratteri per articolo Caratteri tot per articolo Media commenti Commenti totali
2015 41 2,820 115,604 0.1 4
2014 34 2,279 77,471 0.3 9
2013 13 1,884 24,489 0.2 2
2012 6 2,270 13,617 0.0 0
2011 2 114 227 0.0 0
2010 12 1,974 23,680 0.0 0
2009 50 1,669 83,407 0.2 12
2008 26 755 19,625 0.4 10
2007 107 856 91,529 0.6 65
2006 89 527 46,901 0.8 67
2005 144 443 63,658 0.3 46
2004 114 576 65,551 0.0 0

Ridendo e scherzando, il 2015 è stato l’anno in cui ho scritto più caratteri. Bene, continuiamo così :)

Fantozzi, rag. Ugo: La tragica e definitiva trilogia

Secondo me, vi farà lo stesso effetto che ha fatto a me e la lettura di Fantozzi, rag. Ugo : La tragica e definitiva trilogia vi lascerà in testa una sola, grande, domanda: “Ma quanto è cinico Villaggio?”. Perchè la cosa che colpisce di più in questa trilogia di libri è che, caduto il filtro del cinema, del visualizzabile, della macchietta, il primo a trattare male Fantozzi è proprio il suo autore. Che qui può appunto essere sincero al 100% e sottoporre Fantozzi a sofferenze incredibili, torture violente, che mal si sarebbero prestate alla rappresentazione cinematografica, e stiamo parlando comunque di una serie di film dove in una scena Fantozzi viene crocefisso in sala mensa.
I primi due libri sono di poco anteriori e quasi coevi rispetto ai film (con soprattutto i primi 2 che pescano a piene mani dagli episodi descritti) e seguono anche quello stile, con molta satira, una forma comica molto descrittiva, ma già in quelli e soprattutto nel terzo (di fine anni ’80, all’apice del successo del Ragioniere) quello che emerge è una violenza, una volgarità e una negatività che nei film non è mai emersa; se il Fantozzi del cinema mette nello spettatore una sorta di allegra schadenfreude, il Fantozzi del libro è più simile a un eroe tragico, a una vittima dell’hubris, a un eroe negativo che dovrà avere qualche colpa per tutto il male che gli succede e che quindi non suscita nessuna empatia. Il primo è una macchietta, il secondo un eroe tragico.
Forse è dovuto anche al fatto che Villaggio non ha mai amato il successo di Fantozzi, che ha un po’ nascosto le sue altre doti e, per fame di successo, l’ha un po’ obbligato a fare quello che il pubblico gli chiedeva.
I raccontini che compongono i testi si leggono come acqua fresca, è una pausa divertente e non impegnativa, ma ogni tanto qualche passaggio vi lascerà un po’ lì così, con quella sensazione strana e mezza bocca un “Povero Fantozzi!”. Non sarà facile, da questa vista, dargli della merdaccia a cuor leggero.

McDonald’s Festive deluxe con Brie e Bacon

Riprendiamo le trasmissioni interrotte da un po’ (sto leggendo libri lunghi e non mi risolvo a giocare per bene un gioco mobile, scusate) con una bella recensione dell’ultimo panino speciale di McDonald’s: il Festive Deluxe con Brie e Bacon.
panino McDonald's Festive Deluxe Brie e Bacon

Quest’anno la grande M decide di lanciare una coppia di panini speciali anche per Natale. Provato presso il McDonald’s di viale Certosa, nella classica configurazione McMenù con patatine e bibita Grandi (10 euro tonde).

La cosa più evidente è all’esterno: il pane, di tipo arabo/morbido, è integrale, ma soprattutto tutto tempestato di semini di ogni tipo: girasole, sesamo, lino e anche della quinoa.
Poi si prosegue con soncino, salsa al formaggio, hamburger (bello grande), bacon, brie; si chiude con il fondo di pane (anche questo con semi, evidentemente presenti nell’impasto, ma meno).

Il risultato è … particolare: è evidente che questo non è un panino evergreen, è costruito per sapere di feste e in quello ci prende. Ha la nota unta del formaggio (sia del brie che della salsa), ha il saporito del bacon, ha la piacevole craccraccriccrosità dei semini. Ma, arrivati felici alla fine, alla domanda “ne vuoi un altro?” si risponde serenamente “No, a posto così”. Buono, interessante, ma senza quella voglia di “MOAR!” che lasciano i migliori panini di McDo.

Il fratello con funghi e fonduta non ho ancora avuto tempo di provarlo. Vediamo se in queste feste natalizie ci scappa l’occasione.

Millennium: Re, predoni, cavalieri e la nascita della cristianità

Questo Millennium: Re, predoni, cavalieri e la nascita della cristianità l’ho comprato un anno e mezzo fa, sempre grazie alla beneamata Offerta del Giorno.
Non nascondo che la mole (siamo oltre le mille pagine cartacee equivalenti) e il tema, su cui dopo l’entusiasmo iniziale mi ero un po’ raffreddato, ne hanno determinato un certo periodo di marinatura nella lista dei “Da Leggere” sul mio Kindle. Poi l’ho preso in mano all’inizio delle vacanze in montagna e mi ha fatto compagnia per quasi due mesi, all’inizio con un po’ di diffidenza ma poi diventando molto piacevole.

Il tema iniziale è “Cosa è successo in Europa al passaggio del millennio”. Ma non si parla di orologi o computer, perché il passaggio di cui si parla è quello dal primo al secondo, ovvero lo scavallamento dell’anno mille.
In realtà poi il punto di vista si apre, e il libro diventa una ricca e dettagliata cronistoria della trasformazione dell’Europa da Carlomagno (800 d.C.) alla riconquista di Gerusalemme (circa 1100 d.C.), 300 anni in cui si è definitivamente passati dai residui dell’epoca Romana alla nascita e affermazione dei grandi imperi Europei.
Si intrecciano successioni strettamente cronologiche, quasi cronachistiche, a analisi più geografiche, dove si segue in dettaglio cosa successe in una certa zona.

Ammetto di essere un caprone in storia, e quindi partivo da una tabula rasa che andava solo riempita, ma farlo con questo libro è stato abbastanza piacevole. Non nascondo che in certi punti sarà facile confondersi tra i vari personaggi storici con nomi simili, che la lettura non sarà sempre avvincente (anzi: in certe letture serali, si è mostrato un ottimo sonnifero), ma si arriva
alla fine del libro con la sensazione netta di aver imparato qualcosa, non tanto i nomi (ricordarseli tutti è impossibile) ma quantomeno un po’ di motivi e ragioni sul come sono nati gli stati moderni, sulle relazioni tra di loro e sui loro retaggi storici.
Particolarmente mi hanno colpito le parti sulla dominazione araba in Spagna e Italia e la parte sull’Impero Romano d’Oriente: non so se per ombelicismo o lontananza geografica, ma non avevo mai avuto modo di approfondire un po’ questi due fenomeni. Leggerne in questo libro mi ha affascinato e mi ha mostrato come, già nell’anno Mille, ci fossero stati periodi in cui l’Europa centrale continentale avesse vissuto da subalterna nel progresso sociale e scientifico.

Particolare, non per tutti, ma interessante per chi come me parte da zero.

L’elenco telefonico degli accolli

L’Elenco Telefonico degli Accolli è la seconda raccolta delle vignette del blog di Zerocalcare, fumettista italiano ormai famoso, di cui ho già scritto in passato e che, ve lo anticipo, mi piace sempre di più.
E non solo per il linguaggio, per le citazioni, per la fedeltà, per quell’essere voce narrante della vita dei trentenni. Quello è la patina, il gloss, la finitura luccicosa.
È il cuore del racconto, il suo sentirsi inadeguato, il suo dover giustificare, l’avere sempre paura che quello che ha costruito cadrà, finirà. Sotto le strip di Zerocalcare c’è la paura, c’è l’armadillo, c’è il polpo.
Però la paura poi viene vinta, il dubbio non è negato ma è risolto. E si può tornare a sorridere, anzi a ridere, anche delle cose di cui si aveva paura.

Le strip qui sono meno, ma è più corposo il collante che le tiene insieme (anche perché Zerocalcare nell’ultimo periodo se la sta prendendo calma, tiè). Lo stile, come detto, è sempre il solito, ed è un piacere. E vi ritroverete a ridere come pazzi.

Non lo consiglio a tutti, perché comunque un buon 70% del libro è disponibile liberamente su internet. Ma gli impallinati non possono farselo mancare.

McItaly Chianina

Ero in giro per lavoro, dovevo fare un pranzo veloce, c’è il nuovo panino speciale di McDonald’s: il McItaly Chianina. Potevo esimermi?
Ma che, scherziamo? :)

Gemello del McItaly Piemontese assaggiato una decina di giorni fa, ne condivide la filosofia e il pane: è un hamburgher “chic”, con il pane da panettiere e la voglia di farsi prendere sul serio. Ma poi sono diversi.
McItaly Chianina

Gli ingredienti qui sono: pane, hamburgher di Chianina, scamorza affumicata, insalata e salsa speciale (dovrebbe essere quella del McChicken).
La botta della carne è sempre la prima cosa che colpisce: il burgher è più grosso e più “impattante”” al palato rispetto agli standard; il secondo sapore è quello della salsa: la nota acida si fa sentire bene, in un azzeccato contrasto con l’untuosità della scamorza affumicata. L’insalata (il sito dice Rucola) non dice nulla (e non da neanche crunch). Dispersa la cipolla fresca, nel senso che proprio non c’era (o se c’era si confondeva con l’insalata).

Impossibile non chiudere così il confronto con il Piemontese: i due panini sono diversi, questo costruito più sui contrasti, l’altro sulle armonie. Entrambi buoni, tutti e due con quella cosa di essere “fin troppo eleganti”, quasi spiazzanti per quello che uno di solito si aspetta da McDonald’s.

Completato il menù con lattina di Moretti e patatine fritte (queste, ahimè, dimenticabili perchè o l’olio era freddo o la cottura è stata troppo breve), per una spesa di 10.45€ (a conferma che ogni McDo fa un po’ i prezzi che vuole…)

McItaly Piemontese

Sabato scorso al McDonald’s di Magenta (MI) ho degustato il McItaly Piemontese.
Stavolta non da solo, ma accompagnato dalla gentile Signora e da mia figlia, che però si sono intrattenute con panini del menù classico.
McItaly Piemontese
Io invece mi sono dato all’assaggio di questo nuovo panino della serie McItaly, ormai una serie storica.
Anche in questo caso, devo dire, il giudizio è positivo. Il panino è composto , partendo dal basso, da pane speciale (quello tipo panettiere, non il classico bun), pancetta della val Venosta, hamburgher (abbastanza spesso, più dello standard) di bovina razza Piemontese, salsa al formaggio, insalata Soncino ( o Crescione, dipende dalla zona geografica) e pane a chiudere.
Un panino indubbiamente ricco, pieno, che fin dalla scelta del pane fa capire di essere stato disegnato per saziare: per romperlo è necessario affondare bene i denti, è tenace e si sente il glutine, la forza e una certa elasticità, assente dal tipico pane da hamburgher.
Il pezzo migliore del panino è l’accoppiata pancetta e Hamburgher: ottimi, teneri, grassi al punto giusto. Niente affumicatura nella pancetta, morbida e untuosa, molto diversa da quella del Crispy McBacon. Il burger è generoso, con la giusta quota di grasso e di umido. Non vi strozzerà di sicuro.
La salsa al formaggio (o forse addirittura solo formaggio, come detto sul sito ) è lì per bagnare e non fare altro: il sapore è delicato e nel panino non può aspirare a qualcosa di più di un ruolo da tappezzeria. C’è, ma non ve ne accorgerete senza andare a cercarla.
Il Soncino è una variazione interessante, a parte che la foglia piccola lo fa cadere un po’ in giro, ma da un gusto leggermente diverso e, a differenza della salsa, si sente e si fa apprezzare, rinfrescando leggermente.

Il menù (grande, con birra e patatine grandi) costa 9,90€.

Il commento di chiusura lo lascio a Laura, che assaggiandolo ha detto: “Buono, ottimo, ma è ancora un panino di McDonald’s?”. E in effetti il trend dei panini speciali sembra oramai quello: la differenza rispetto alla gamma standard è molto forte e siamo ormai più vicini ai Burger “da hamburgheria” che al fast food classico.
A mio avviso, è sicuramente consigliato per chi frequenta spesso i ristoranti McDo e vuole provare qualcosa di diverso.
Chi ci mette piede una volta l’anno, per fare l’esperienza Fast Food, farebbe ormai quasi meglio a non allontanarsi dal Big Mac Menù. Altrimenti potrebbe quasi pensare di essere finito nell’ennesima Hamburgheria fighetta…