Venere privata

Ho già parlato in passato di un libro di Scerbanenco, tessendo le lodi dell’autore; non posso quindi nascondere il mio apprezzamento per l’autore. In quel caso si parlava di una raccolta di racconti, in questo caso invece Venere privata è un romanzo, il primo di una serie. Già negli anni ’60 e ancora oggi, in una collana poliziesca che si rispetti, il protagonista deve essere sempre lo stesso: qui è il dottor (o meglio ex dottore) Duca Lamberti, radiato dall’albo per aver praticato l’eutanasia.
Leggere Scerbanenco in forma di romanzo è abbastanza strano: l’immediatezza degli ambienti e delle storie raccontate nelle 20 pagine del racconto devono giocoforza cedere il passo a una descrizione molto più dettagliata, a una costruzione più lenta e a dei tempi un po’ più dilatati. E’ un cambio forte, che confonde lo stile abituale, ma che non determina assolutamente un peggioramento della qualità della narrativa dell’autore russo-milanese.
E’ solo all’inizio che, non potendo partire in medias res come uso della casa, il racconto ci mette un po’ a ingranare rispetto ai soliti standard di Scerbanenco; ma dopo il ritmo sale e diventa veloce (anche per un romanzo ) e molto piacevole. Si arriva tranquillamente alla fine senza alcun problema.
Se il ritmo fatica all’inizio, la qualità della storia è fortunatamente sempre eccelsa; Scerbanenco è davvero il miglior autore di noir italiano, sicuramente del suo periodo e probabilmente di sempre, e per farlo non esita a sposare in pieno il noir, a disegnare a tinte scure storie dolorose, a raccontare ciò che è brutto e doloroso senza filtro, senza lieti fini forzati o fiabeschi (non dico di più per non spoilerare troppo).
Non sono fanatico delle serie lette di fila, quindi non ci tornerò subito, ma al momento giusto lo farò sicuramente.

Don Pep

Don Pep è una catena di hamburger e pizza lanciata di recente. Avevo visto le pubblicità in giro, delle affissioni mi pare, ma fino ad ora non avevo ancora avuto occasione di provarla. Grazie a una pausa pranzo itinerante, sono riuscito ad andare al ristorante del multisala Cinelandia di Cantù con un mio collega. E ovviamente non posso non raccontarvi come è andata.
Arriviamo, ordiniamo da un menù abbastanza ampio (circa 10 burger e un po’ di wrap, più le pizze) e ci viene dato il famoso buzzer ovvero una specie di disco volante che suona quando l’ordine è pronto.
I panini sono fatti a comanda, quindi è normale attendere come noi anche un quarto d’ora prima che il disco suoni e si possa andare al banco a ritirare il menù scelto.

Foto del panino.

Italia Burger, con patatine, salsa e birra.


Io ho preso un Italia Burger ovvero pane, hamburgher, pancetta e mozzarella; il mio collega ha invece preso un Luxury Burger con pane, hamburger, formaggio, salsa speciale, pancetta, insalata e pomodori. Entrambi gli hamburger erano molto buoni con il panino croccantefuori e morbido dentro, ben lievitato e la cottura dell’hamburger fatta veramente molto bene: ben grigliato fuori e rosa chiaro dentro, sugoso e saporito (e sicuro dal punto di vista igienico, deviazione professionale).
Anche le patatine e la salsa che le accompagna erano molto buone, evidentemente appena cotte.
Se consideriamo che il menu con hamburger, patatine, birra piccola e caffè è costato 8 euro e 90, i prezzi alla fine sono quasi concorrenziali con McDonald’s; da loro avrei comunque speso 7 euro e 50 o 8. La qualità però è decisamente superiore e, se riuscite a trovare uno dei purtroppo ancora pochi ristoranti, è sicuramente un posto dove mangiare un ottimo hamburgher in tutte le occasioni.

All’ultimo stadio – La musica dei numeri

Recensione veloce per un’accoppiata di due libretti da meno di 100 pagine, di quelli che si leggono in una due sere.


Il primo , scritto da Diego Tarì ed edito da informAnt, è un breve ma molto interessante saggio stadi di calcio ed economia. E’ un argomento di cui si parla molto ed è la nuova moda del calcio italiano (vedi anche questo articolo su “l’Ultimo uomo”). “Costruire lo stadio” è in fatti il grido di molti presidenti. Questo libro compie un’indagine precisa ed efficace su come si fa a costruire uno stadio, su quanto costa, su quanto rende, su quanto tempo serve per rientrare e, purtroppo, anche quali sono le aree dove si provano a fare le cose “all’italiana”. Il confronto tra i tre esempi esteri (Emirates Stadium, Amsterdam Arena e Allianz Stadium) e le proposte per i nostri stadi (sviluppate con rigore con un modello economico ad hoc) sono impietose. Come impietoso è il giudizio sulle “compensazioni”, parola dietro cui si nasconde spesso il vero obiettivo di chi vuole costruire stadi. In sostanza, come ricompensa per aver investito in capitale (lo stadio) per una propria società (la squadra di calcio), gli enti locali dovrebbero, secondo alcuni, concedere una compensazione al presidente, ovvero il diritto a costruire degli edifici residenziali fuori piano regolatore.
Non cambieremo mai. Purtroppo.
Lettura comunque molto apprezzabile, a prezzo politico (3 euro).

L’altro libro invece è “La musica dei numeri”, un altro titolo della collana 40k Unofficial, di cui avevo già letto “La matematica dei Pink Floyd”.
Niente, io e questa collana non ci prendiamo. Anche in questo caso ho comprato il libro convinto che parlasse del rapporot tra matematica e musica (convinto anche dal testo introudttivo su Amazon) e mi sono invece trovato immerso in un bucolico raccontino sulla scoperta delle terne pitagoriche nella Grecia antica. Di musica, e di matematica in generale, proprio uno sbuffo. Forse sono io che mi aspetto dei mini saggi quando invece questi libri sono racconti, per me peraltro abbastanza sconclusionati, in salsa matematica.
A me non è piaciuto.

Dimentica il mio nome


Per una volta faccio una recensione praticamente in tempo reale: il nuovo fumetto di Zerocalcare è infatti uscito giovedì 16 e, grazie all’ottimo servizio di preordine di Amazon, me lo sono trovato subito sul lettore. Perché l’ho prenotato? Perché penso che Zerocalcare sia un ottimo autore, a prescindere dal mezzo che usa per comunicare.
Non sono infatti un grande appassionato di fumetti: seguo giusto qualche strip su internet (vedi xkcd di cui ho parlato qualche giorno fa) e di cartaceo ho letto solo gli obbligatori V for Vendetta e Watchmen (a parte i Cavalieri dello Zodiaco alla metà degli anni ’90).
Questo libro è il quinto di Zerocalcare e secondo me il più compiuto, quello scritto meglio.
L’universo in cui si svolge la storia è il suo solito universo, creato nelle strip e negli altri libri. Ci sono quindi molti dei personaggi abituali, conoscerli serve, anche perché giocano nella trama un ruolo fondamentale: il cuore del libro gira proprio intorno alla storia della famiglia di Zerocalcare. Non entro nei dettagli della trama ma ancora una volta, come nella Profezia dell’Armadillo, l’autore affronta molto bene i temi della vita dei trentenni e il confronto con i “grandi eventi” della vita. A fine libro vi verrà sicuramente un po’ di magone e voglia di fare delle telefonate/visite/dedicare pensieri.
E questo lo fa con il suo solito stile piacevolmente indiepop, che viaggia sempre tra cultura di massa e alternativa, pieno di riferimenti agli anni ’90, sia a livello narrativo sia a livello grafico. Un paio di tavole di questo libro sono talmente piene di oggetti e simboli da sembrare due tavole di Jacovitti per la densità e la ricchezza. Alcune altre invece sono di una bellezza semplicissima ed evocativa.
Non è un libro perfetto, forse il finale poteva essere svolto un po’ più in lungo, succedono troppe cose nelle ultime 50 pagine (il fumetto è lungo in tutto circa 150) e per far apprezzare meglio la storia sarebbe stato fosse possibile tenere un passo un po’ più lento.
Inoltre, anche qui senza fare spoiler, il giudizio sulle volpi è abbastanza assolutorio, di sicuro è una presa di posizione forte, tipica dell’autore romano e potrebbe lasciare qualcuno scontento. Ma stiamo sempre parlando di un autore nelle cui strisce abbonda la sigla ACAB, quindi si sa cosa si compra.
In conclusione un libro consigliato da un autore che sicuramente rappresenta per temi e tono di voce la mia generazione, che la racconta usando un medium diverso dal solito cantante/scrittore e che merita a pieno il successo che sta avendo.

What if?

Randall Munroe è l’autore di xkcd, una strip online di culto. No, davvero, leggete un posto sul mio blog e non sapete cosa è xkcd? non ci credo!
Da un paio d’anni oltre alle strip Randall ha iniziato a postare, una volta alla settimana, la rubrica “What if?“, dove sfrutta il suo background di ex fisico della Nasa e in generale scientifico per rispondere ad alcune domande.
La solita, noiosa, spiegazione scientifica? Manco per le palle.
Randall riceve domande del tipo “Cosa succederebbe se tutto fosse antimateria, eccetto la terra?” o “Quale è il modo più dispendioso di riempire una scatola da scarpe?” o “Da quale altezza dovrei far cadere una bistecca cruda perchè all’atterraggio abbia una cottura media” e vi risponde, mettendo nella stessa risposta sia il rigore tecnico nell’affrontare il problema, citando fonti e cercando di supportare il discorso con dati e matematica, sia la deliziosa ironia e comicità geek che lo contraddistingue.

Nel libro (al momento disponibile in inglese, quello che ho letto io, in tedesco, cinese, giapponese e altri, ma NON in Italiano), si raccolgono le migliori risposte date in due anni e una serie di risposte inedite.
Chiamatela seria comicità per nerd, chiamatela ironia peer-reviewed, ma è un libro estremamente piacevole, che si butta giù a pezzettini dove “una domanda tira l’altra”.
Io l’ho letto in versione Kindle, ed è un libro consigliatissimo.

Tomorrow Modern Boxes

Thom Yorke ha deciso ai primi di ottobre di rilasciare un suo nuovo album tramite il serivizo BitTorrentBundle.
Il disco si chiama “Tomorrow Modern Boxes” e tra un attimo ne parliamo.
Il servizio BitTorrentBundle è uno store virtuale dove si compra “roba” (audio, video, testi) che hanno la particolarità di essere distribuiti via Torrent, quindi con tanta banda messa a disposizione dagli acquirenti stessi e l’idea generale di poter tenere i costi di pubblicazione bassi.
In teoria dovrebbe avere il vantaggio di essere economico (solo 6$ per il disco) e comodo, in realtà il tracker usa alcune configurazioni particolari che lo rendono utilizzabile solo con i software bittorrent più recenti e non con quelli ad esempio dei NAS (io ho dovuto installare uTorrent, altrimenti il mio router mi diceva NO!)

Ma parliamo, ora, purtroppo, del disco.
Se c’era del senso in “the Eraser” e nei lavori con gli Atoms for Peace, qui non c’è.
Le canzoni scorrono via monotone, povere di idee, musicalmente vuote.
Anche la voce di Thom suona quasi fastidiosa e non dà niente.
Sembrano scarti finiti male, non c’è neanche la maniera e la produzione solita.
Venendo da un disco come quello di Aphex Twin, pieno di cose, con le idee strette strette per farne stare il più possibile in una canzone, uno si può immaginare anche di essersi fatto la bocca buona.
Per questo ho aspettato a sciverne. Ma anche tornandoci, non ci si trova niente.
Le moderne scatole di domani sembrano solo estremamente vuote.

tl; dr: Prendete tutte le cose buone che ho scritto nella recensione di Syro e giratele al negativo.

Com’è la salamella McDonald’s ?

Non poteva mancare, a pochi giorni dal lancio, la rituale visita al più vicino McDonald’s per testare il nuovo panino speciale.
Papà McD ha lanciato infatti due nuovi panini in edizione limitata: all’interno non il tradizionale hamburger ma una ben più rustica salamella, quasi da “sagra”, come ribadito anche nei materiali pubblicitari.
Le ricette sono due:

  • Salamella, cipolle grigliate e senape in grani
  • Salamella, crauti e salsa fumè

Altri elementi del menù sono le patatine frisè, già viste in altri special, e i triangolini di polenta da pucciare nella salsa al gorgonzola.
Novità del giro: c’è anche una birra speciale abbinabile al menù, una Peroni doppio malto chiamate “Puro Malto”.

La mia configurazione di test è stata la seguente:
Salamella, crauti e salsa fumè con patatine classiche grandi, triangolini di polenta con salsa e birra Peroni puro malto, come si vede dalla foto sotto.
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Pagamento di 9,40€, con il comodissimo sistema PayPass.
Sarò franco: il panino è la cosa più triste che ho mangiato da Mc nella mia vita.
La salamella è salatissima e non ha nulla di quello che ti aspetti da una salamella. Poco grassa, gommosa, bassa, sembra un hamburgherone di maiale.
Il panino, definito roboantemente “croccante” sula confezione, è il solito finto pane gommoso, che abbinato alla salamella mostra tutti i suoi difetti: proprio ora, che dovrebbe darmi del crunchy all’inizio per poi affondare i denti nella salamella, mi fodera la bocca di insipida spugna.
Si salvano i crauti, giusti in quantità e con una gradevole e sgrassante acidità e la salsina fumè. Ma non basta.
Voto 4.5, non ci siamo proprio.

I colleghi che hanno assaggiato la variante cipolle e senape confermano le stesse cose.

Le patatine frisè, assaggio scroccato ai suddetti commensali, sono anch’esse trascurabili: secchissime dove sono strette e molli dove sono larghe, vi faranno tornare in fretta alle patate classiche (e ringrazio che, memore delle altre promo, le ho evitate fin da subito).
I triangoli di polenta (nel ricco numero di 3 triangoli da 3 cm di lato l’uno) sono gradevoli e giustamente scrocchiettosi; si accompagnano bene con la salsa al gorgonzola, che compensa l’apparenza da stucco con un gusto giusto e “tipico”.
Nota di colore: la busta della salsa non aveva il pretaglio per aprirla, son dovuto andare al banco a farmela aprire. Lo zelante operatore ha notato che il pretaglio non c’era su nessuna busta e ci ha tenuto a comunicarmi che avrebbe subito comunicato il difetto ai “piani alti” (sic). Già mi vedo gente a Milanofiori che ride.
La birra è una onesta doppio malto, conferma che InBev SABMiller sta risuscitando il marchio Peroni in maniera molto interessante.
Ma capite anche voi che quando la cosa migliore del tuo pranzo è una birra in lattina, vuol dire che c’è qualcosa che non va.

Mi scuso per il titolo clickbait, ma è un esperimento…

Edit (17/10/2014): come mi è stato fatto correttamente notare nei commenti, Peroni è parte del gruppo SabMiller e non del gruppo InBev.

Syro

Questo disco mi è piaciuto molto ma non c'è un'intera traccia che mi piace.
Questo disco mi è piaciuto molto ma non so se lo consiglierei a qualcuno.
Questo disco mi è piaciuto molto ma prima di consigliarlo a qualcuno gli spiegherei bene cosa attendersi.
In questo disco c'è tanta musica strana bella e nuova ma prima di consigliarlo a qualcuno spiegherei bene cosa deve attendersi.
In questo disco c'è tanta musica bella ma prima di consigliarlo a qualcuno forse non gli direi niente e lo lascerei sorprendere. O gli direi bugie.
In questo disco c'è tanta musica bella e strana e nuova ma non c'è una traccia che mi piaccia per intero.
Ogni traccia di questo disco è fatta da tanti pezzi diversi quindi non può esserci una traccia che mi piaccia per intero.
In questo disco non c'è una traccia che mi piaccia per intero ma sul pezzo che va dal minuto uno al minuto due e 30 secondi di XMAS_EVET10 [120][thanaton3 mix] un musicista potrebbe costruirci un intero album.
In questo disco non c'è una traccia che mi piace e ci sono anche diversi punti dove non bisogna fare altro che aspettare che passi.
In questo disco aspettare che passi vuol dire aspettare un minuto, un minuto e mezzo al massimo. Lo skip non esiste, solo un lieve disagio

A parte questo terrificante tentativo di scrivere la recensione del disco di Aphex Twin con lo stile di una canzone di Aphex Twin, se c’è un disco di cui scrivere ora, è questo.
E’ un disco sicuramente per cultori del genere (la musica elettronica), molto molto molto bello e che potrebbe anche essere un buon punto di ingresso per chi non è molto avvezzo al genere.
Grazie al cielo oggi Spotify ve lo fa ascoltare aggratis e ci si può fare un’idea. Non è però un disco da primo ascolto, se volete provarlo dategli 2/3 ascolti, perchè la ricchezza di suoni, ritmi e passaggi al primo impatto non si riesce a cogliere.
Scordatevi inoltre la forma canzone: non esiste la struttura classica “Introduzione strofa strofa ritornello strofa ritornello special strofa ritornello fine”. Questo non è quel tipo di disco, questo è un disco dove ogni canzone è composta da 10-15 pezzi tenuti insieme da un’idea melodica, da un ritmo, dove spesso si parte da un punto e girando come gli ubriachi si finisce in un altro, dove non c’è più nulla in comune con il punto di partenza.
E’ un disco che comincia con i synth pesi e finisce con uccellini e una traccia di piano che sembra scritta da Debussy. E’ un disco con un po’ di cassa dritta in quattro ma che non metterà alla prova la tenuta dei vostri subwoofer. E’ un disco in cui le uniche parole servono più a tenere il ritmo che a dire qualcosa.
E’ un disco che ha una splendida pubblicità nella metropolitana di Londra.
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E’ un disco che vi potete comprare su Google Play o ascoltare su Spotify

Esperimenti

Quello qui sopra è il primo minuscolo frammento dell’ultima scimmia: la produzione di EDM.
Considerate che le mie conoscenze musicali si fermano alla terza media, ergo avevo idee molto vaghe di ritmo e accordi. E men che meno sapevo cosa fosse un sequencer.
Però grazie allo splendido caustic, disponibile sia in versione PC che Android che iOS, e ai tutorial di Attack Magazine son riuscito subito a creare piccoli frammenti ascoltabili.
E’ tutta roba di pancia per il momento, sto leggendo un po’ di cose di teoria musicale per capire quante cose non so. Al momento siamo a tante, e passeremo a breve a tantissime.
Vado molto a orecchio, però vedere subito un risultato del proprio lavoro, per quanto grezzo e misero, è fondamentale per me per andare avanti.
Quindi fin quando non passa la scimmia, facciamo anche questo, con il tablet, sul divano.

Edit di test