dedioste’s

Your daily dose of dedioste. Since 2004

L'uomo di marketing e la variante limone

chi è fuori dall’ingranaggio cerca disperatamente di entrare e chi è dentro cerca in tutti modi di liberarsene;

L’ho visto citato in questo articolo de Il Post, l’ho curiosato su Amazon e l’ho preso.
E leggendolo ho riconosciuto lo stile della comicità milanese della seconda metà degli anni ‘90. Walter Fontana, autore di “L’uomo di marketing e la variante al limone”, è infatti un ex uomo di marketing diventato autore televisivo con la Gialappa’s Band e poi collaboratore di Aldo, Giovanni e Giacomo.

“E cosa fa con la videocamera?” “Schiaccia le mosche tra due vetrini e riguarda il tutto al rallentatore.” “Fortissimo.” “È una passione, cinica se vuoi, ma io trovo che abbia un suo carattere. Mi piace, sono contento che sia il nostro amministratore delegato. È il nostro capo. Mi piace. Voglio piacergli. Appena trovo una mosca gliela regalo.

Il testo è uscito per la prima volta nel 1999 e ora è stato ripubblicato con una breve introduzione dell’autore.
È un “breviario” da ufficio, tre linee narrative diverse, che si intrecciano e si citano, andando verso l’inevitabile finale.
In mezzo una serie infinita di scenette comiche, con il tipico stile dove l’inverosimile arriva, ma è sempre solo mezzo passo in là del reale; è quella realtà fantastica, quasi un concentrato euforico della stessa, che poi al momento giusto cade in osservazioni amarissime; lo stile appunto di tanta comicità milanese della fine dei ‘90.

Durante il giorno un vecchio maestro zen colmava i suoi occhi della visione di un bel mandorlo in un giardino. E sorrideva. La notte il mandorlo era nascosto dall’oscurità. Ma il maestro zen fissava ugualmente in quella direzione e sorrideva sempre. Una notte il suo discepolo lo sorprese nella tenebra più fitta e gli disse: “Sorridi perché sai che il mandorlo c’è ancora, vero?” “No,” disse il vecchio maestro “sorrido perché sono io che ci sono ancora.” Questa favola non è zen. L’ha inventata Tiraboschi.

È una leggera, continua, esagerazione; mai esplosiva come la comicità romana, mai arguta come la comicità napoletana. Alla ricerca sempre di un punto di vantaggio dover poter piazzare la frasetta, la stoccata, il sarcasmo (qui sono esemplari i dialoghi durante la pausa pranzo).

Quaranta persone nostre e quaranta persone vostre, una task force gigantesca con l’obiettivo successo per atterrare insieme sul pianeta qualità, frase quest’ultima pronunciata da un assistente product manager che la famiglia sperava rimanesse nel tunnel della droga.

Sullo sfondo scorre, milanessisisma anche quella, la vita dell’agenzia di comunicazioni e della multinazionale sua cliente; una vita con ritmi e riti definiti, sempre da migliorare ma sempre uguali, giorno dopo giorno, step dopo step, riunione dopo riunione. Una vita che poi è quella di tanti uffici, anche senza l’agenzia e la multinazionale. Cambiano gli strumenti (alcuni, non tutti; certe cose come il meeting fuori sede nell’hotel sono un classico eterno), cambiano i nomi, non cambiano le dinamiche.

“Non puoi non conoscerla, la chiamano la mummia di merda.” “La mummia di merda, fammi pensare.” “E quella che la dava a Raumann.” “Ah ho capito allora, la Ada Bottomarchio. L’ha data anche a me.” “Ah.”

Moglie mi vedeva ridere e mi chiedeva come facevo a ridere della stessa realtà in cui sono stato immerso per anni (e in parte ancora tuttora).
Ho risposto che riderne è probabilmente l’ultima cosa che mi permette di prendere certe dinamiche ancora sul serio, altrimenti scoppierei appunto a ridere in riunione, di fronte all’ennesimo “progetto fondamentale in ritardo”, alla più recente “decisione definitiva” cambiata 5 minuti dopo, al “dovete fare uno sforzo per l’azienda”.

(L’amministratore delegato) comincia a raccontare un complicato episodio della sua carriera giovanile in cui non aveva tempo da perdere, e si trattava di una situazione molto più critica della presente, ma è riuscito lo stesso a fare un figurone. L’episodio è già noto a tutti, oltre che inventato. Molti l’hanno anche usato con se stessi protagonisti per far colpo su gente di altri ambienti professionali.

Qui e là (vi garantisco che ho dovuto sudare per fare una selezione, le citazioni possibili sono tante) one-liner fantastici, che confermano la capacità di Fontana (che, come battutista, è stato anche pubblicato nelle Formiche).

“Non ne fate voi di quelle grandi campagne per cause sociali?” “Tipo compra un fustino e salva una foresta?” “Sì, o quelle sulle malattie, la peste, la scabbia, la guerra, le inondazioni, prendere qualcosa di negativo e legarlo a qualcosa di positivo, farne un gioco. Non so, un gratta e vinci per la lebbra, chiamarlo la crosta della fortuna, qualcosa così.”

Non un pezzo di storia della letteratura, ma un libretto leggero e gradevolissimo.