Mura Mura
È evidente che la storia di questo Mura Mura non è che un espediente, ma è un espediente gradevole e fa funzionare bene quello che è in realtà un saggio sul rapporto tra Giapponesi ed eros, con un approfondimento in particolare sul mondo (variopinto e variegato, devo dire) dei locali notturni.
nella capitale era esploso il fenomeno della papa-katsu. Moltissime ragazze tra i diciotto e i venticinque anni avevano uno sugar daddy che le pagava a peso d’oro per un po’ di giovane compagnia.
I due amici, novelli Dante e Virgilio, che si avventurano in una serie di locali notturni nel quartiere di Kabukichō, che all’inizio sono abbastanza semplici ma poi diventano molto più espliciti.
Perché il mondo è ben più clemente con le ragazze carine.
Ma prima, proprio come nella Divina Commedia, Virgilio si racconta. E in quella fase l’autore inizia a approfondire la società giapponese su una rea meno battuta delle solite: partendo dalla cultira del lavoro, quella si, ben nota, si passa alla cultura della famiglia e delle relazioni. E li qualche sorpresa inizia a uscire e si capisce quanto sia grande la differenza tra culture occidentali e orientali.
Il Giappone, in fondo, è uno dei paesi più avversi al rischio in assoluto.
Da i poi si entra in profondità, anche durante i vari “eventi”, su una riflessione sull’eros, il sesso e la loro relazione con la società giapponese. Società molto diversa dalla nostra, dove una relazione sessuale (anche mercenaria) esterna alla coppia sembra essere molto più tollerata che in Occidente, è quasi una cosa normale.
Un’espressione usata per indicare quell’attimo immediatamente successivo all’orgasmo in cui una persona (soprattutto un uomo) è libera dal desiderio sessuale e sperimenta una sensazione di calma potendo dunque pensare con lucidità: kenja taimu (賢者タイム), il momento del saggio.
Molto gradevole anche l’artificio per cui, dopo ogni “interazione”, viene raccontata la storia dell’altra persona coinvolta, quella di solito con cui il protagonista interagisce: chi è, cosa fa, quali sono le sue motivazioni per stare nel settore del fūzoku.
Per apprezzare davvero il bello», continuò dopo una breve pausa, «è necessario conoscere e accettare l’oscurità che spesso si annida nei suoi contorni.
Non è un libro indimenticabile, ha una struttura molto lineare e viaggia sempre in bilico tra il romanzo e il saggio. Per dire, mi sarei aspettato un’evoluzione della relazione tra Virgilio e Dante, ma niente, la loro relazione serve a tenere in piedi la sequenza delle esperienze. È un espediente, funziona, ma lascia un po’ l’amaro in bocca, soprattutto alla fine.
Ma il libro rimane un interessante approfondimento su un tema poco noto e con tanta varietà.