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The Last of Us

Dopo una dozzina di anni abbondante, lo posso dire. Aveva ragione la recensione di Outcast fatta da Stefano Talarico. Tutto sommato, The Last of us è un enorme meh.

Anche per uno come me che non ha giocato moltissimo di moderno negli ultimi anni.
Anche per uno come me che giocava ai videogiochi delle origini, quando la semplicità non era una scelta, ma una necessità.
Anche per me, The Last of Us è risultato un noioso film, tutto già visto e con i colpi di scena più telefonati del secolo, con degli intermezzi ludici che lasciano il tempo che trovano, divisi fra una sfida in generale bassa, dei picchi di frustrazione per alcuni combattimenti messi evidentemente con il solo scopo di allungare il brodo e l’odio per l’inutile necessità di esplorarsi palmo a palmo tutti gli anfratti possibili.

Andando più nel dettaglio:

  • la storia è telefonatissima, il brodo ristretto degli stilemi della peggiore Hollywood. Ci sono tutti, ma il feeling non è granchè. Veramente a ogni scena si può mettere in pausa, scriversi su un foglietto come andrà, ed essere sicuri di averci preso.

  • Il gioco non ha una sfida: le cose da fare sono semplicissime, in certi punti è veramente un walking simulator. Anche i combattimenti (tranne alcuni casi, vedi dopo) non danno sfida, una volta imparate le due/tre regole di ingaggio necessarie a gestire i 5 (si, 5 in totale) tipi di nemici presenti nel gioco. Da lì, si procede diritti.

  • Il gioco, a volte, semplicemente decide che è ora di morire un po’: in alcuni momenti si passa di botto da sfida zero a sfida impossibile, con orde di nemici tutti insieme. L’unico modo di gestire? Trial and error, fino a quando non si capisce la sequenza giusta in cui ucciderli (il primo lo si ammazza in stealth, così posso arrivare al secondo senza allarmarlo). E spesso, si bisticcia pure con i comandi, che permettono in teoria di fare un sacco di cose, ma spesso rendono difficile farle (e.g. capire quale è l’angolo esatto per avvicinarsi di soppiatto e far attivare l’accoltellamento silenzioso è processo che tuttora, secondo me, non ha una logica. A volte ci si avvicina a grandi passi e il nemico non se ne accorge, altre volte basta un afflato quando si è ancora a 5 metri e si viene notati subito).

  • La parte di raccolta oggetti (sia risorse di gioco, sia collezionabili/elementi di lore aggiuntiva) è pallosissima. Si cammina minuti e minuti per perlustrare i dintorni, cercando le necessarie munizioni, ma anche un pezzo di carta o un cassetto (da ispezionare). Mi sono rifiutato di centopercentare il gioco, e vorrei conoscere chi ha avuto la pazienza di farlo.

Vale la pena giocarlo? Non lo so. Onestamente mi aspettavo di più proprio in termini di esperienza videoludica.
Tecnicamente non fa una grinza (su PS4), è un “bel” gioco.
Ma è vuoto, come anche l’add-on “Left behind” che hanno aggiunto sulla remaster, che è fatto di due trame che sembrano scritte da un’intelligenza artificiale che fa la copia di mille riassunti (cit.).

Binari. Si tratta di un gioco che sia come storia va avanti su binari, definiti, chiari, senza sorprese, che ti tengono lì. E come sul treno vero, ti portano a un certo punto a domandarti: ma quando si arriva?

Provato su PS4 nella versione remastered; comprato su Vinted a 5 euro più spedizione, rivenduto a fine partita a 5 euro.
Se ci spendete come me le sole spese di spedizione, ci sta anche provarlo. Ma non di più.