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Bloodborne

Grazie all’amico Gabbo, che vendeva la sua, 2 mesi fa sono diventato proprietario di una PS4.

Si, 4, avete letto bene.

Non avevo una console Sony dai tempi della 2, e tra tutti i vari titoli persi, ce ne era uno che mi era rimasto lì e che volevo giocare: Bloodborne, appunto.

La scimmia saliva visto che tutti ne parlavano come di una pietra miliare.
Anche su Outcast era spesso citato come un riferimento imprescindibile, compreso di Racconto dall’Ospizio a firma Ualone. Come carico da undici, un annetto fa, arriva pure la puntata di Retrocast a tema.
È quindi partita la caccia (badum-tsss!).

Dopo un tentativo di giocarlo via Playstation live, il servizio in streaming, fallito per motivi di inaccettabile lag, eccomi appunto all’acquisto di una PS4 usata e al recupero (su Vinted) del gioco.

Precisazioni: ho giocato solo offline, e a spanne siamo tranquillamente a 70 ore di gioco, dove ho quasi platinato tutto e ho esplorato 3 tipi di dungeon su 4 (dopo spiego meglio).
Volendo potrei fare una seconda run per raggiungere il vero finale, ma per quanto il gioco mi piaccia, altre 40/50 ore anche no.

Cosa è Bloodborne, in sintesi?
È un gioco di combattimento, basato su armi da mischia e da sparo, propenso alla combo, dove viene richiesta una enorme attenzione al combattimento, che è il centro assoluto del gioco e ha decine di meccaniche diverse.
Ci si mena, ci si mena tanto, ci si mena forte e c’è poco altro (no enigmi, qualche quest secondaria). Sono botte, le più serie che vi siate mai dati al di fuori del mondo Street Fighter / Tekken.
E sono botte splendide: ogni arma da mischia ha il suo stile, le sue mosse, le sue combo, il suo modo di “giocare il gioco”; stessa cosa, sebbene in misura minore, per le armi da fuoco o secondarie.
Più si mena, più si fa esperienza, che si può spendere per aumentare le statistiche del personaggio e costruirlo come si vuole in forza, agilità, resistenza, vitalità e conoscenza delle arti arcane.

L’altra cosa è che è un gioco difficile, che non prende nessuno per mano, che richiede tempo e studio per essere appreso e controllato. Ma come ogni buona arte, l’applicarsi e il vedersi migliorare è la vera soddisfazione, e sarà incredibile. Si passa da ritenere un nemico insuperabile, a morirci tre / quattro volte contro, a iniziare a capire i pattern, a passarlo a filo di spada senza dargli neanche il tempo di reagire, scegliendo l’attacco giusto per bloccare i suoi e leggendo il frame esatto in cui sparare per stordirlo e trafiggerlo con un attacco viscerale (ovvero piantandogli l’arma dentro e poi estraendola violentemente).

Poi c’è tutto il resto: le armi (il loro miglioramento, le gemme, gli elementali), la crescita con i punti esperienza (che se non si spendono si perdono se si muore, ma si possino recuperare tornando dove si è morti), un level design galattico (ogni stanza ha il suo perchè, e più volte farete quel “ah, sì, ora capisco” indice di design eccellente quando capirete che il punto A e il punto B sono collegati, e che ora potere “fare prima” per muovervi nel mondo di gioco), i boss, il lore e la storia.

Non lo nascondo: per alcuni passaggi mi sono tranquillamente aiutato con la splendida Guida su IGN e la Wiki su Fextralife, semplicemente perchè la quantità di roba nel gioco è tanta e tale che, per scoprire alcune cose da solo, le ore totali dovrebbero salire a 200/250…

L’ho giocato costruendo un personaggio forte e agile, incentrato sulla mannaia e sulla spada.
Non nascondo che, non ora ma in futuro, non mi dispiacerebbe rigiocarlo, provando stavolta un personaggio diverso costruito sulle arti arcane e su tutti i vari attrezzini che si possono trovare.

Avendolo finito, posso ora dirlo: sono perfettamente d’accordo con chi lo ritiene un capolavoro. È un gioco lungo, difficile, che richiede dedizione e non ha il senso di Epica di uno Zelda, ma premia in maniera incredibile l’impegno e la dedizione, ripagando con momenti di gameplay eccezionale, puro piacere videoludico.

Come detto, si trova ormai a pochi euro (meno di 10) su Vinted, e gira su PS4 e PS5. Se potete, proveatelo. Non ne rimarrete delusi.
Solo una cosa: dategli fiducia e non fatevi scoraggiare all’inizio, anche Jimi Hendrix non ha suonato Hey Joe la prima volta che ha preso in mano una chitarra.