dedioste’s

Your daily dose of dedioste. Since 2004

Come funziona la musica

Comprato su segnalazione del buon Riccardo Palombo qualche tempo fa, questo “Come funziona la musica” mi ha un po’ spiazzato, ma alla fine mi è piaciuto.

Amiamo rivendicare la nostra unicità, ma veniamo messi sempre più di fronte alla nostra prevedibilità. Qui c’è un elemento di tensione: non vogliamo che ci venga tolta l’illusione della scelta, ma desideriamo le comodità che derivano dalla prevedibilità.

Mi aspettavo un po’ di teoria musicale basica e parecchie storie di “vita vissuta” da musicista, ci ho trovato la biografia di David Byrne (forse la parte più debole) ma soprattutto tante (piacevoli) riflessioni sulla funzione della musica, sulla sua storia, su cosa vuol dire “ascoltare” la musica e su come funziona il business che le gira intorno.

La soddisfazione che deriva dal riconoscimento pubblico – per quanto piccolo, per quanto fugace – è una delle forze che ispirano l’atto creativo?

Byrne è sicuramente una persona che ha un ruolo importante nella musica, avendo fatto tante cose, dal front man di una band di grido (i Talking Heads), a decine di collaborazioni, a tanta attività da solista in tante aree diverse, non solo nel pop.
È sicuramente una voce autorevole e, seguendolo nelle varie riflessioni, sa raccontare con modo e dettaglio gli argomenti che sceglie di affrontare.

È una visione delle arti che si avvicina a quella di Cage: l’arte è tutt’intorno a noi, se solo correggiamo il nostro modo di vedere e di ascoltare.

Le parti più interessanti a mio avviso sono due:

  • La riflessione su come è cambiato il rapporto con la musica con l’evoluzione tecnologica: l’idea iniziale della musica come performance, da vivere al momento, spesso anche facendola insieme si è poi stravolta con il tempo, passando prima alla registrazione, poi alla portabilità e infine alla musica “liquida” e sempre disponibile di oggi. Diversi spunti sulla trasformazione dal fare musica, dall’esserci dentro, a ascoltare la musica, comprarla, archiviarla sono estremamente interessanti e profondi.

  • La parte sul business della musica, ovvero “come fa a vivere un musicista”, con tutto lo spettro di possibilità da “proprietà della major” a “pienamente indipendente”. Anche in questo caso viene data una prospettiva temporale, perché anche qui la tecnologia ha sparigliato parecchio le carte.

La musica in quanto collante sociale, agente del cambiamento, è forse qualcosa di più profondo della perfezione di un particolare brano o dell’esecuzione di un gruppo.

Mi aspettavo qualcosa di più sulla musica in se, sulle sue regole: si parla abbastanza rapidamente di scale musicali, dicendo anche che alla fine la musica è stranamente uno dei linguaggi dell’uomo meno differenziati tra le diverse geografie ed etnie, osservando come a tutti sembrino “intonati” gli stessi intervalli.

Marshall McLuhan formulò la celebre tesi secondo cui dopo la rivoluzione scientifica e l’Illuminismo siamo passati da una cultura acustica a una cultura visiva. Affermò che in una cultura acustica il mondo, come il suono, è tutto intorno a noi, e proviene da tutte le direzioni al tempo stesso. È stratificato e non gerarchico; non ha un centro o un punto focale. La cultura visiva ha invece una prospettiva, un punto di fuga, una direzione. Nella cultura visiva un’immagine occupa uno spazio fisso ben preciso: è davanti a noi. Non è ovunque allo stesso tempo.

Un po’ noiosetta e didascalica la parte sulla carriera di Byrne, non tanto perché non sia interessante, ma perché è narrata in maniera strettamente cronologica e descrittiva, lasciando poco spazio alla riflessione.
In generale comunque una lettura gradevole, seppure per dei motivi completamente diversi da quelli che mi aspettavo all’inizio.