Horses
Un breve ma intenso walking simulator, un “oggetto” che ricorda che oggi i videogiochi possono essere un degnissimo strumento narrativo, come il cinema per Pasolini (c’è tanto Salò o le 120 giornate di Sodoma) o i racconti brevi per Shirley Jackson (c’è tanto The Lottery).
Penso discenda da questa visione anche il fatto di NON dare scelte al giocatore, di non permettergli di influenzare la trama, in alcuno modo.
Fa parte del messaggio ed è un ulteriore conferma che questo è un racconto dell‘autore, narrato tramite il media della “storia videoludica”.
Nelle sue tre ore, è piacevole, mai complesso, riuscendo a tenere alta l’attenzione e creando una certa curiosità su “e ora cosa succede?”.
Ci sono comunque delle piccole parti interattive, ma sono innocue, con meccaniche sufficienti a creare un minimo di curiosità, ma in generale votate puramente al servizio dell’avanzamento della storia, senza mai però risultare sfidanti né ripetitive.
La polemica sulla mancata pubblicazione su Steam?
Ha mostrato che la censura più pericolosa è quella che non rende pubbliche le sue regole.
Alla fine il gioco ha sì un contenuto disturbante, ma niente di eccessivo. Dato ad una persona sopra i 16/18 anni (a seconda della maturità) non è niente di sconvolgente e anzi, ha diversi punti in cui stimola la riflessione e il pensiero.
E , se lo volete, lo si trova tranquillamente su GOG o su itch.io, piattaforme che hanno dimostrato un approccio più maturo e ragionevole.
A livello tecnico penso giri anche sulle caffettiere, ma non è il dettaglio grafico o il frame rate che fa la differenza; senza spoilerare, un certo feeling/filtro dell’immagine è di fatto un elemento stesso della narrazione, e ve ne accorgerete quando, a seguito di un evento specifico, verrà meno, dandovi una sensazione di straniamento abbastanza particolare (“ma io mi ero abituato al … difetto!”)
Un’esperienza piacevole a suo modo, niente risate, ma certamente un modo diverso di sentirsi raccontare una storia, l’equivalente moderno di un film preso da Blockbuster “perchè vi ispirava la copertina” o perchè ne avevate sentito parlare e che poi vi è piaciuto talmente tanto da parlarne a vostra volta.