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Cultura convergente

di Henry Jenkins, Apogeo Editore, 368 pp., 22 euro

Questa recensione va in onda a reti unificate tra il blog e la mia pagina di aNobii

Cominciamo con la sola e unica critica: traduttore e editor del libro, in ginocchio sui ceci! Un refuso a pagina, traduzioni zoppicanti, italianizzazioni brutali, sintassi cervellotica. Nella nota finale Vincenzo Susca, curatore dell’edizione, si permette pure di dire

“Abbiamo quindi dovuto, seguendo la tradizione editoriale italiana, limare alcuni spiccati tratti di informalità e tendere l’elaborato in modo tale da renderlo più “scientifico” di quanto non fosse all’inizio”

Ovvero, rovinarlo, perchè la forza enorme di questo libro sta proprio nella chiarezza, nello stile in your face, che usa i fatti per spiegare, non prova a convincerti con complicati e “scientifici” arzigogoli sintattici.

Ma parliamo delle tante cose belle di questo libro:

“Cultura Convergente” è uno splendido saggio su cosa è la cultura popolare oggi, su come si costruisce, su come si dipana sui vari media, su come i nuovi media hanno allargato i confini della cultura popolare oggi, che spazia attraverso narrazioni transmediali.

Jenkins passa in rassegna diversi casi, esemplificando per ognuno quelle che sono le prassi comuni, mostrando sempre come alla fine questi nuovi media, che dovrebbero “rivoluzionare” siano in realtà sempre e solo semplicemente un nuovo strumento su cui si possono attivare pratiche che l’uomo ha sempre esercitato.

Vengono affrontati diversi temi, dallo spoiling ovvero l’arte di anticipare quanto sta per succedere in TV, in un reality o in una serie, la fan fiction, ovvero le storie di Harry Potter scritte dai lettori di HP, oppure il mondo di Matrix. Ma più che sulla tecnica, Jenkins si sofferma sulle persone che compongono queste comunità, sulle loro interazioni, sui loro atteggiamenti.

Attraverso tutto il libro c’è poi la tematica della comparazione tra media mainstream e media grassroots, uno scontro che è da sempre presente nella storia dell’uomo ma che qualcuno sembra aver scoperto solo oggi.

Ma davvero, mi sembra quasi inutile ridurre a poche righe un testo del genere, talmente è pieno di spunti di riflessione, di informazioni, di link da seguire.

La giusta recensione è forse nell’introduzione stessa del libro, scritta da Wu Ming.

Fatevi un favore e leggetelo. Ecco, se potete, magari leggetelo in lingua originale…