101 cose da fare a New York

101 cose da fare a New York almeno una volta nella vita è un librettino carino, parte di una collana di Newton Compton con un approccio interessante e diverso alla noiosa guida turistica tutta indirizzi e descrizioni.

Ennesimo libro caduto nel carrello grazie alle offerte lampo di Amazon, non lo userei però come sola guida per un viaggio a NY, in quanto dà troppi pochi dettagli e, approcciando molto liberamente le cose da vedere, rischia di farvi fare delle cose interessanti ma minori e di farvene perdere altre. Se andate a New York, almeno la prima volta, attenetevi al programma standard: è già più che sufficiente a farne un viaggio memorabile.

Il testo diventa invece molto più interessante se state programmando un ritorno a New York, perché propone delle cose fuori dall’usuale giro. Proprio per la temporaneità e la particolarità dei suggerimenti, farei sempre un controllo rapido per vedere se il posto/attività si può ancora fare o nel frattempo è stata chiusa/spostata/etc. Si sa come vanno le cose nella capitale del mondo.

Al limite, come nel mio caso, funziona anche come check list per il dopo viaggio, per vedere se casualmente (o volontariamente, perché siete avanti), girando per la città, avete fatto qualcosa di quello che sta nell’elenco.

Alcune cose su … Minorca

Ho avuto il piacere di passare una settimana sulla splendida isola di Minorca, Baleari.

Conoscevo già l’isola, grazie a una spettacolare vacanza nel luglio del 2010, di quelle da “auto a noleggio e chilometri ogni giorno”, e quando si è trattato di scegliere dove andare per “le prime ferie al mare in tre”, l’idea è subito corsa lì: belle spiagge, accessibili, posto vicino, turismo “gradevole” (non troppo caciarone ma neanche ascetismo greco) e comunque inserito nel verde.

Sulle strutture ci abbiamo messo un po’ a farci un’idea, da una parte la paura di finire in mezzo al nulla, dall’altra la paura di essere troppo impiccati vicino alle due cittadine, ma grazie a TripAdvisor, è saltato fuori il Veraclub Menorca a Sant Tomas. Come ha fatto a saltare fuori su TripAdvisor? L’anno scorso ci è andato Mauro, e grazie ai cookies, a Facebook e a tutte quelle cose social lì, TripAdvisor mi ha comunicato che un amico si era trovato bene in un posto; da lì quindi è stato un attimo verificare e decidere che sì, era il posto giusto per me, mia moglie e la bimba. Segnatene uno a favore per il tracciamento 🙂

E “posto giusto” lo è proprio stato: ci siamo trovati benissimo, una vera, piacevolissima, settimana al mare.
Ci è pesato cambiare le abitudini verso un tipo di vacanza più “stanziale”?
Ma manco per sogno: anche grazie alla vacanza del 2010 e all’Internet, sapevamo che la spiaggia di Sant Tomas era quella giusta. Lunga, tanta sabbia, acque limpidissime e dolcemente degradanti. Praticamente una spiaggia tropicale, letteralmente davanti all’hotel (basta attraversare una strada pedonale e passare su una splendida passerella sopra la macchia mediterranea).

Anche tutto il resto è andato benone: hotel non recentissimo, ma con miniappartamenti al posto delle camere e quindi ottimamente strutturato per “gestire” i bambini, ottima cucina (forse fin troppo “condita” per essere una cucina di mare), piscina e animazione molto gradevole, mai invadente ma sempre pronta a fare qualcosa.
Ok, il paese dietro è proprio il minimo indispensabile (farmacia, supermercato e negozio di souvenir), ma chissene.

Ci siamo veramente sentiti a casa, accolti, coccolati da tutti, personale, animazione.
Poi con i bimbi è un attimo “avere qualcosa da dire” in spiaggia e piscina, anche la compagnia non è mancata.

Quindi ancora di più confermo il mio affetto per quest’isola delle Baleari, e non escludo affatto un terzo incontro.

Alcune cose su… Macugnaga

Reduce da una decina di giorni nella ridente Macugnaga, scampato abbastanza al tempo infame di questo Agosto, butto giù qualche cosa che ho imparato in queste prime vacanze in tre 😉

  • A Macugnaga, ad Agosto, bel tempo o no si dorme con la coperta. I mille e quattro e la valle stretta si sentono tutti. Anche se di giorno si sta in maglietta, la sera scende il freschino. Maglione obbligatorio e coperta molto apprezzata.
  • Se si vuole un po’ di movimento, la frazione di Staffa è la migliore, giusto equilibrio tra isolamento montano e comodità cittadina. Ci sono 3-4 bar, 2 negozi di alimentari, il panettiere e il macellaio. Soprattutto per chi sceglie il residence, è meglio avere i servizi a portata di camminata. Le altre frazioni sono ancora più motagnine, tipiche quanto volete, ma a volte può essere un filo scomodo camminare 20 minuti (o dover prendere l’auto) per far la spesa.
  • Abbiamo soggiornato con estrema soddisfazione al “Cima Jazzi”, su cui trovate più dettagli nella mia recensione su TripAdvisor
  • L’offerta di ristoranti è molto buona: sia al Flizzi che al Dufour ho mangiato bene, in stile tipico
  • Da non perdere l’aperitivo al centro sportivo di Pecetto: la terrazza con vista sul Rosa è spettacolare, lo spritz buono e gli stuzzichini eccellenti.
  • Camminate da fare ce ne sono tante, sia per famiglie che per camminatori esperti: sia l’alpe Burky che il lago delle Fate sono facilissime e accessibili a tutti, compresi i padri con le figlie in spalla 😉

Poi sono state vacanze tranquille, in cui ho anche avuto molto tempo per leggere: nei prossimi giorni si riprende con le recensioni 🙂

Alcune cose su… Limone del Garda

Reduce da un giovedì a sabato a Limone del Garda, grazie a un coupon di Groupon, metto qui qualche nota:

  • A Limone del Garda, a fine maggio, complici le particolari condizioni meteorologiche di questo periodo, può fare freddo, molto freddo. Quel freddo che ti fa apprezzare di trovare il piumino modello Generale Inverno sul letto della camera.
  • A Limone del Garda, a fine maggio, non ci sono un po’ di tedeschi. Ci sono solo tedeschi. Al punto che il cameriere del ristorante ti parla in tedesco e si stupisce quando gli rispondi “Scusi, che ha detto?”
  • A Limone sul Garda, a fine maggio, con il suddetto deal di Groupon puoi soggiornare per due notti al prezzo di una all’hotel Alexander e scoprire che, anche se forse le quattro stelle sono un filo eccessive, o forse i criteri per le stelle sono nel 2013 da rivedere, non ci si sta affatto male e che ad esempio il centro benessere è piccolo ma ha il suo perché, che le stanze sono parecchio grandi e che ci sono un sacco di belle terrazze dove avresti potuto prendere il sole.
  • A Limone sul Garda, a fine maggio, ma penso anche nel resto dell’anno, si mangia molto bene al ristorante dell’Hotel Monte Baldo, di fronte al porto, scoprendo che c’è una cucina tipica gardesana, che è un incrocio tra cucina di lago e montagna e che è pure molto buona.
  • A Limone sul Garda, a fine maggio, anche se il tempo non è splendido si può comunque piacevolmente girare il paese e scoprire le sue bellezze, la camminata del sentiero del Sole, perdersi nei vicoletti, sedersi e guardare il lago, scoprire che si chiama Limone non per gli agrumi (arrivati dopo) ma perché è sempre stato un pese di confine, ovvero di LIMite.

E questo è tutto quello che ho da dire su Limone del Garda (cit.).

Firenze

Molto rapidamente, per punti:

  • Grazie alla Tigullio, quella del pesto, che con un e dico un vasetto di pesto ci ha regalato una notte all’ottimo NH Firenze.
  • La cena da Cammillo ha sempre il suo perchè. Non è economico, ci si tocca i gomiti tra un tavolo e l’altro, ma si mangia benissimo.
  • Boboli, a Marzo, è già spettacolo. Anche in una giornata non serenissima.
  • A Ognissanti, la domenica, fanno ancora la messa cantata e in latino. A un certo punto temevo arrivasse Savonarola.
  • La sfiga di andare al Mercato Centrale la domenica 🙁 ma ripiegare su un’ottimo baracchino di fronte per panino con lampredotto o con lesso
  • Guida turistica? Google Goggles, connessione dati e lo splendido lavoro fatto sul Portale Firenze di Wikipedia. Fotografa, clicca, leggi, impara.

E poi, un’ottima compagnia 🙂

Berlin, Zooropa

Parlando del Muro di Berlino, è obbligatoria la citazione per quello che è stato contemporaneamente il penultimo bel disco degli U2, la prima cassetta originale comprata nella mia vita e una delle parole che oggi potrebbero descrivere questa Europa che doveva diventare una ma che è, molto più di prima, un insieme mutevole di popoli, idee, modi di fare e vivere molto diversi tra di loro.
A Berlino ci sono stato e francamente il Muro, quello che ne rimane e i musei collegati sono da vedere: non perchè siano belli, ma perchè aprono ancora oggi, a 20 anni di distanza alla riflessione. In quei pezzi, in quelle persone che morivano per passare dall’altra parte, c’è una promessa non mantenuta di un mondo che non può dirsi essere la terra promessa a cui i tedeschi dell’est aspiravano.
E’ sicuramente meglio, ma non è migliorato di quanto quei sacrifici, quelle fughe, quegli atti di pura speranza richiedevano migliorasse.
La caduta di quel muro doveva essere un punto di partenza; in realtà, incapaci ancora e forse per sempre di ragionare senza essere manichei, tra bianco e nero, tra est e ovest, tra cattolici e musulmani, stiamo ancora girando dintorno alle macerie.

Stoccolma

Ho inserito nel caldo agosto lombardo una piacevole parentesi rinfrescante: la capitale della Svezia, Stoccolma. Ci sono stato, in dolce compagnia, dal 10 al 13 agosto.
Al viaggio ci ha pensato come al solito Easyjet, che grazie alla prenotazione abbastanza anticipata ha chiesto 120€ a persona per andata e ritorno. C’è purtroppo un solo volo al giorno, piazzato strategicamente alle 12.30. Non la migliore delle soluzioni, ma vabbè. Dall’aeroporto a Stoccolma ci sono 2 opzioni: Bus (11 euro a tratta a persona, 40 minuti) o Treno (cercate l’offerta 25 euro x 2 passeggeri che c’è in alcuni periodi, altrimenti sono 20 euro a tratta a persona, 20 minuti). Entrambe le soluzioni sono comode e ampiamente panoramiche, perchè già dall’aereo vi sarete sicuramente accorti di una cosa: intorno a Stoccolma non c’è nulla. Abituato nel tragitto tra Malpensa e Milano a vedere in mezzo Busto, Saronno e tutto l’Hinterland, rimarrete colpiti dal fatto che tra Arlanda e la città ci sono solo prati verdi e boschi.
L’albergo era il Freys Hotel, prenotato tramite booking.com a 80€/notte la doppia con colazione inclusa. L’albergo è in Norrmalm, quindi in centrissimo e vicino alla stazione centrale. Stile moderno ma con giudizio, molto ben tenuto, forse solo le camere sono un po’ piccole. Ma vale il solito discorso: ditemi dove si dorme a 40€ a persona a notte in Italia e ne riparliamo. La colazione è in stile svedese, buona e nutriente con aringa, salumi, uova e caffè ma forse un po’ carente per chi ha bisogno di dolci per carburare al mattino.
Dalla nostra posizione Stoccolma si gira comodamente a piedi: massimo 30 minuti e si raggiungono tutti i luoghi turistici della città. C’è comunque una capillare rete di trasporti, ma se la città vi piace girarla a piedi, non conviene assolutamente fare Free pass da 72 ore o biglietti multipli, basta comprare qualche biglietto alle macchinette quando servono.
Il clima: ecco, proveniente dal caldo agostano, devo dire che la differenza di clima tra la Pianura Padana e il Nord Europa l’ho proprio sentita tutta. Preparatevi: pioverà sicuramente, farà freschino, sarà umido. Dati questi tre capisaldi, regolatevi di conseguenza: ombrello o k-way sempre pronti, abbigliamento a cipolla di giorno per compensare le oscillazioni di temperatura, giacca o spolverino praticamente obbligatori la sera. Non basatevi sui locali: loro mi sa che vanno in giro in maglietta e infradito anche a febbraio. Sarà l’abitudine.
Stoccolma, dicevamo, è molto bella da girare: la città è moderna, pensata per tutti (strade ampie, marciapiedi larghi, piste ciclabili ovunque), pulita e ricca di verde. Spendete del tempo anche solo per girare, comprare un dolce in una della mille pasticcerie o un hot dog dagli onnipresenti carretti e sedervi su una panchina a guardare: a seconda che lo farete in Norrmalm (centro “commerciale” della città), in Gamla Stan (cuore antico, un’isola che contiene il palazzo reale e la città vecchia) o in Djungarden (isola verde che ospita gran parte dei musei) vedrete tre città diverse.
Le cose da vedere assolutamente sono 3: il Vasamuseet, Skansen e il palazzo reale.
Il Vasamuseet è un museo costruito intorno a una nave. Ma non una nave da 70 metri qualunque: questa nave è andata a fondo per un errore di progettazione 30 minuti dopo il varo, nel 17esimo secolo. E per 300 anni è rimasta sul fondo del mare, in mezzo a tutte le isolette che formano Stoccolma. Negli anni ’60 fu rinvenuta, estratta tutta intera con un’operazione senza precedenti e portata in banchina, dove intorno le venne costruito un museo. E’ qualcosa di spettacolare: oltre alla nave, praticamente intatta con rostri, cannoni, sculture e tutto il resto, è esposto anche tutto il contenuto della nave, ovvero l’equipaggio (si, anche i loro scheletri :O ), i loro oggetti personali e tutto il materiale di bordo. In più video e audio esplicativi come se piovessero. Un vero spaccato, interessantissimo, di come si viveva a bordo di una nave nel 17esimo secolo.
Skansen invece è qualcosa di completamente diverso. Dove il Vasamuseet mira alla preservazione dell’autentico, Skansen punta a mantenere la memoria ricostruendo. Situato su una collina, questo particolare museo all’aria aperta riocstruisce la vita in Svezia in vari luoghi ed epoche: dalle fattorie del ‘700, alle prime case di città, ai campi lapponi su del nord, alla parte zoo che ospita gli animali tipici della Svezia. Tutto animato da una serie di figuranti che ogni mattina si vestono da panettieri, agricoltori e falegnami e fanno pane, coltivano e fanno mobili. E tu gli giri intorno e li guardi, e li fotografi. C’è da dire una cosa: a me personalmente più che un viaggio nel passato remoto è sembrato un ritorno all’infanzia; cresciuto in campagna, vedere un mulo mi ricorda quando da piccolo ci salivo in groppa e non che c’era un epoca in cui non c’erano i trattori. Allo stesso modo vedere fare il pane, dopo averne fatti a chili per la mia tesi, o lacuni mobili in legno (molto simili a quelli che stanno in cantina da mia nonna) mi da un leggero deja vù. Ma è comunque da visitare.
Il palazzo reale, sebbene non regga confronto con Madrid o Charlottenburg, è piacevole e dà l’occasione anche per vedere il cambio della guardia. Mi ha colpito molto il fatto che, a differenza di altri palazzi europei dove quai tutto è opera degli artigiani di quelle nazioni, il palazzo svedese è “multietnico” già fin dalla costruzione e ospita oggetti d’arte provenienti da tutto il mondo. E poi è inserito nel mezzo di Gamla Stan, che con le sue viuzze strette stacca completamente dal resto.
Poi ci si trova anche a dover mettere qualcosa nello stomaco. E qui il multietnico si vede tantissimo: la tradizione culinaria svedese è, come dire, ridotta? minima? al limite dell’inesistente? La questione “proviamo piatti tipici” si risolve in una-cena-una, con gravlax (salmone marinato), polpettine e selvaggina. E la sera dopo o si bissa con gli stessi piatti, o si cambia, e qui c’è solo l’imbarazzo della scelta: etnico, moderno, vegetariano, catene. Si vede che anche gli svedesi stessi sono stufi del loro cibo nazionale.
Io ho cenato davvero bene al Glenfiddich Warehouse N°68, che come potete intuire dal nome è un ristorante/bar che vanta una grande passione per il whisky (penso ci siano più di un centinaio di etichette diverse, comprese bottiglie e “casket” di più di 50 anni, tutti disponibili al bicchiere) e una cucina molto molto valida. Mi sono anche tolto la soddisfazione di cenare finalmente da T.G.I.Friday’s, grillhouse americana di cui è molto nota l’ospitalità offerta agli italiani presso il loro ristorante di Londra. Nessun problema con gli orari, il servizio comincia alle 18 per i locali ma si può iniziare a cenare tranquillamente alle 21.
Il mezzogiorno invece c’è un ampia scelta di street food internazionale: hot dog ovunque, molti kebab e anche qualche cosa tipica svedese, come una specie di crescione riempito con purè (speziato) e wurstel e i panini con l’aringa.
Complice anche lo svolgimento del festival della cultura proprio in quei giorni, la sera c’erano fin troppe cose da vedere o da fare: concerti in piazza, letture (in inglese), mostre. Ma a quanto ho capito d’estate gli svedesi cercano di godersela, compensando il lungo e freddo inverno che li tappa un po’ in casa.

La consiglierei? Si, con la nota di non aspettarsi una città museo o una capitale dalla vita esuberante. E’ una città dal ritmo tranquillo, che invita al relax.

Corsica, finalmente

Ed eccomi finalmente a scrivere qualcosa su una vacanza stupenda, quella ahimè ormai conclusa da un paio di settimane in Corsica.
C’erano diverse “prime volte”: il primo traghetto, l’auto al seguito, l’organizzazione completamente self-made, senza agenzie.
Devo dire che è andato tutto benissimo (ma il merito è solo in piccola parte mio). La partenza tattica di giovedì ha dato i suoi frutti, con pochissima coda, nave mezza vuota e viaggio in generale molto veloce. Al ritorno, di sabato, qualche coda in più sia per strada che in porto hanno reso la cosa un po’ più difficoltosa, senza mai però arrivare all’odissea. Per il resto stare sulla nave è come stare in aeroporto in attesa che chiamino il tuo volo: si caracolla da una poltrona a un altra, si gironzola tra i negozi, si bevono caffè e si mangiano panini cari e poco buoni. Almeno gli aeroporti hanno più scelta per il cibo. Ma comunque quattro ore passano abbastanza in fretta (e volendo si può anche pisolare).
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Cinque terre

Cinque momenti di tre splendidi giorni alle Cinque terre, tra venerdì e domenica scorsi:
– La farinata con i bianchetti mangiata a Manarola, su una panchetta di cemento, ungendosi, mentre si guarda dal mezzo lo spettacolo di questi paesini che si arrampicano sulla collina.
– Il bed&breakfast “Il parco”, la camera “Grotta Colombaia”, la vista sugli ulivi e giù il mare. e vedere tutto questo appena svegli al mattino. E poi farci colazione in mezzo, sotto un cielo azzurro.
– Il fritto di acciughe di Monterosso del ristorante “U’ Carugiu” (e maledetta lisca!)
– Sentire una coppia di quarantenni che dice guardandoci “Eh, che bello quando anche noi avevamo vent’anni come loro”
– Stare sdraiati in spiaggia a prendere il sole, a fine marzo. E avere caldo. E tornare abbronzati.