Come funziona dedioste.net

All’inizio era solo un blog, addirittura su blogspot.
Oggi dedioste.net, almeno per me, è molto di più.

Fresco degli ultimi aggiornamenti, spostamenti e migrazioni, oggi lavoro così:

Dominio

Dopo anni (quasi 13, gulp!) su Aruba, dedioste.net è ora registrato su Namecheap.
L’ho scelto a marzo di quest’anno, principalmente per i sottodomini inclusi e la libertà nel configurare i DNS.
Così è soddisfatta sia la mia parte ossessivo-compulsiva (un servizio = un sottodominio) che quella “sperimentale”.
Siamo sui 15€ all’anno, con un paio di servizi extra inclusi.

Per i test vari, approfitto spesso del servizio di domini gratuiti di Freenom, che permette di attivare gratuitamente domini .tk, .ml e qualche altra sigla strana.

Server

Qui è dove c’è stato più movimento:

– fino al 2015 stava tutto sull’hosting di Aruba. Ottimo per WordPress, ma poi sono emerse un po’ di limitazioni, legate al fatto che un hosting non è un server.
– Nel 2015 passo a una VPS su Digital Ocean: ho finalmente un server vero, dove si possono fare tante cose. Digital Ocean è un azienda fantastica: veloci, efficienti, precisi. La loro sezione di guide copre quasi tutto quello che uno può voler fare con un server. L’ambiente ideale per chi comincia e ha un po’ bisogno di essere guidato.
Purtroppo dal 2015 a oggi non hanno mai migliorato l’offerta, mentre i loro competitor hanno fatto enormi passi avanti (riduzioni di prezzo / aumento delle specifiche).
– Proprio per questo, ad aprile 2017, passo ad arubacloud.com, la versione “internazionale” del servizio Cloud di Aruba.
Servizio “no frills”, è un filo più economico di Digital Ocean e il server ha specifiche un po’ migliori.
Non capirò mai perché se l’avessi acquistato dal sito italiano l’avrei pagato 5 volte tanto.

A oggi uso quindi un VPS di taglia minima, con 1 GB di Ram e 20GB di HD SSD, che però soddisfa pienamente tutte le mie esigenze.
E lo pago 15€ all’anno.

Ci gira sopra uno stack standard: Nginx, MariaDB, PHP, con sendmail per mandare tutte le varie mail di notifica; i backup vanno in automatico su Google Drive (non si può fare sempre tutto da soli).

Servizi

E qui ci si diverte 🙂

Oggi dedioste.net ospita:
– il blog: hostato tramite WordPress, come da 13 anni a questa parte.
– il lettore di feed rss: il fantastico tt-rss, di cui narrai le gesta dell’installazione e che continua ad essere il migliore in circolazione.
– il servizio di read it later: Wallabag. Quando un articolo è troppo lungo da leggere, un clic su PC/telefono/tablet e viene archiviato, per leggerlo dopo. Vengono salvate anche le foto.
– la mia wiki: Dokuwiki. Siccome l’età è quella che è, e le informazioni sono sparse ovunque, ho preso il vizio di tenere degli appunti vari sulle mie varie attività. Passare dai file di testo sparsi ovunque a una wiki è stato il passaggio finale, ed è stato un toccasana.
– il gestore di progetti: Kanboard. Ammetto che questo è uno sfizio: volevo provare un software di gestione progetti e sono incappato nella filosofia “kanban”. E mi sono innamorato. Per ora è solo per pasticciare, ma voglio provarlo su qualcosa di reale 🙂
– un monitor di sistema: Linux Dash, un miniservizio che monitora come sta il sistema, quanti programmi sono in esecuzione, etc.

Poi c’è qualche sito di test. E chissà cos’altro in futuro.

Disclosure: alcuni link ai servizi sono link di affiliazione, se fate degli acquisti su quei siti passando da quei link ricevo un piccolo sconto sul mio prossimo acquisto.

Migrazione

No, non sono un uccello che sta tornando in Europa dall’Africa. Semplicemente, dopo 13 anni, il blog arriva anche lui, buon ultimo, nei servizi ospitati nella mia VPS.

Finisce quindi il rapporto con Aruba, che mi gestiva hosting e dominio, e inizia quello con Namecheap per il solo dominio.

Ai pochi lettori le mie scuse se ci fosse qualche inconveniente, dovrebbe sistemarsi tutto in pochi giorni.

Come to the dark side! We have COOKIES!

Dopo il 2 giugno, c’è stato un certo bailamme nell’Internet italiana per la questione della cosiddetta “Cookie law”.
Sostanzialmente, un anno fa circa, il garante della Privacy ha emanato un provvedimento, che faceva da regolamento tecnico al recepimento della relativa direttiva UE.
Ora, come purtroppo vedo anche nel mio lavoro, il recepimento delle direttive europee non è sempre rose e fiori, e anche in questo caso, sebbene la parte legislativa sia stata fatta per tempo, dei termini operativi ce ne si è iniziati a interessare solo in prossimità e dopo il termine.
Siamo al 15 di Giugno e solo ora si iniziano ad avere chiari i termini della questione.

La cosa era perfettibile? Certo.
Ci si poteva muovere prima? Assolutamente.
Ma qui, come sempre, la colpa si divide sul legislatore, che non chiarisce l’importanza delle leggi, e sulle associazioni di categoria/operatori, che non si muovono MAI per tempo).

Ma soprattutto (e qui mi stacco dalla vulgata comune):

Le richieste sono irragionevoli? No. No. E 100 volte no. E mi è piaciuta molto la diversa disciplina richiesta a chi con i siti ci cazzeggia, rispetto a chi con i siti ci guadagna.

Sostanzialmente il garante dice:
– se il sito è il tuo orticello, in cui i dati che ottieni li gestisci tu e non fai cose strane (da cui è escluso il ricavarci reddito con la pubblicità), fai il minimo: scrivi in una pagina quali dati archivi e cosa ci fai.
– se il sito è il tuo orticello e usi servizi esterni per gestire i dati che raccogli, informati su ciò che ne viene fatto e danne comunicazione a chi ti visita
– sul sito ci fai i soldi, tratti molti dati, incroci questi dati per fare dei profili: ok, comunicamelo (e, vabbè, paga l’obolo).

Purtroppo questo non è stato ben comunicato, ma il concetto che c’è dietro mi sembra sacrosanto: chi gestisce un sito web, anche semplice come un blog, non può non sapere che servizi ha installato e cosa fanno quei servizi con i dati degli utenti.
L’esempio massimo, in questo caso, è Google Analytics: è sì un tool di statistiche per il gestore del sito (quante visite fa il sito, da dove arrivano gli utenti, dove vanno, quanto stanno sulle pagine), ma gli stessi dati sono aggregati con quelli di altri siti e usati da Google per creare un profilo dell’utente (per servirgli pubblicità).
Analytics è uno strumento complesso, il cui uso è oggetto di corsi e sulla cui buona o cattiva performance, in certi ambiti, ballano cifroni.
Sono d’accordo che chi decide di usare sul suo sito un servizio del genere debba darne adeguata informazione agli utenti. E no, la soluzione “se ti interessa googlatelo da solo” non mi sembra corretta, non possiamo basarci sempre sulla buona volontà degli utenti.

Si badi bene: io non contesto l’esistenza del servizio, ma la domanda che mi sono fatto è stata:
“Per quello che serve a me, è il servizio giusto? Davvero voglio che per sapere quanti mi visitano io sia obbligato a dover informare i miei visitatori (e a cedere i loro dati a un terzo)?”
Parliamoci chiaro, questo è un sitarello minimo e lo faccio per me. Quello che pago di hosting all’anno è già il budget massimo, e il tempo che dedico lo voglio usare per scrivere articoli, non sproloquiate sull’uso che farei dei dati (se li avessi).
Stesso discorso per il boxettino con i miei tweet: basta un link e mi trovate là, senza bisogno di impestarvi con 2000 caratteri che spiegano cosa farebbe Twitter con i vostri dati.
Un plauso qui va ai servizi (come Youtube) che già da tempo permettono l’embed di contenuti senza cookie.

Ripeto, questo vale per come utilizzo io il mio sito.
Altri, con scopi diversi, avranno (anche giustamente in alcuni casi) da lamentarsi.
E non entro nel tema che una norma europea dovrebbe avere applicazione omogenea a livello europeo (ma questa è una normativa, gli stati la devono recepire e quindi…), perchè sennò partono le parolacce.

Ricapitolando, quindi:
– è comparsa una Informativa sulla privacy, che spiega che dati raccolgo e cosa ne faccio.
– è stato inserito l’odioso sottopancia al primo accesso con la dichiarazione sui cookie, ma sparisce con lo scroll (tramite il plugin Cookie Law Info)
– da qualche giorno le statistiche sono gestite attraverso WP_Slimstat, che è un semplicissimo plugin di statistiche per WordPress che fa tutto sul serve, senza dare dati fuori.

Early adopter

Mai farlo se non si ha una barca di tempo a disposizione 🙁
L’update a WordPress 2.8 è miseramente fallito, perchè la nuova revisione cambia un chilo e mezzo di API e prima di aggiornare è meglio assicurarsi che TUTTI i temi, widget e plugin utilizzati siano 2.8 compatibili.
Cosa che non ho fatto, e ora sto così, con il tema di default e un bel po’ di roba che non funziona.
Stasera vedo di sistemare.

Update: dunque, i problemi sono:
– WordPress qui è in italiano, e la versione in italiano di 2.8 non è ancora uscita.
– Non si sa ancora se per fare l’upgrade automatico sarà necessario o meno mantenere in wp-config l’hack necessario per Aruba
– Il tema che impiego ha rilasciato ora la versione aggiornata per 2.8, ma sta solo sui server di WordPress.org che sono un filo sotto stress.

Confermo quanto detto: pirla io a buttarmici a pesce. Bastava aspettare 48 ore e tutto sarebbe stato liscio come l’olio.

Europei in HD? Con Linux si può

A vederli sulla tv ci vorrebbe un decoder apposito, introvabile.
Su Windows sembra che i vari software non supportino l’HD
Su Linux c’è qualcuno (Markus Rechenberger, a cui vanno i doverosi ringraziamenti) che si è messo lì e ha aggiornato i driver per supportare l’alta definizione su DVB-T

Occorrente:
– Un pc con linux (qualsiasi distribuzione)
– Una penna USB con decoder Digitale terrestre e driver per Linux che stanno con la lista delle penne usb supportate qui: http://mcentral.de/wiki/index.php5/Main_Page

Si va sul sito, si segue passo passo la semplice guida per installare i driver, si riavvia (se necessario), si apre il proprio player preferito e buoni europei in alta definizione.

L’unico difetto? Qui a Olgiate il segnale è disturbatissimo 🙁

WordPress 2.5

Sarò stordito io, ma tutte questa innovazione (a parte un po’ di bottoni tanto webduepuntozero nel centro di controllo) non la vedo.
Comunque, andato su come al solito in un attimo.

Ah, arriverà un post. Appena ho le foto 🙂