Stranger things, uno e due.

Prima serie vista grazie al nuovo abbonamento a Netflix; volevo scrivere della prima stagione, finita a fine ottobre giusto per lasciarla sedimentare un attimo e partire poi con la seconda. Invece ci ho messo un cincinnino più del previsto a scrivere (ah, la vita) e allora faccio un pezzo unico visto che nel frattempo ho visto anche la seconda.
Ovviamente, contiene spoiler.

La prima stagione è un gioiellino, e l’ho trovata dominata da due elementi: la risonanza e l’equilibrio, ovvero dalla capacità con piccoli elementi di stimolare i ricordi e i percorsi mentali dello spettatore e la capacità di avvicinarsi al limite (di un tema, di un genere, di una situazione) ma senza mai sorpassarlo.

Devo dire che la serie ha fatto centro: tutti i suoi elementi (la nostalgia anni ’80, il piacevole mix di mistero, horror e drama, la chiarezza) mi hanno interessato e soprattutto mi ha colpito il loro equilibrio. Mai mi sono trovato nella situazione di dire “Dai, adesso basta con questo filone della storia, passiamo ad altro”, apprezzando l’ottimo lavoro di scelta dei tempi dei Duffer Brothers.
Ottimi gli attori (su tutti Undici, che riesce subito a creare quel giusto equilibrio tra tenerezza per la bimba e timore per i superpoteri), ottima la ricostruzione dei primi anni ’80 (ogni scena, ripresa, inquadratura ha in sé un dettaglio, una citazione, un riferimento che risuona).

Ci sono delle parti un po’ deboli (tutto il feuilleton tra Steve e Nancy è stucchevole e sembra Grease, in certi momenti) e delle parti che avrei approfondito di più (attività segrete del governo? esperimenti psichici? laboratori sotterranei? SHOW ME MORE), ma è una questione puramente soggettiva, chi l’ha visto con me sostiene esattamente il contrario, ovvero che da non appassionata di sci-fi, ce ne era “la giusta quantità”.

Ho trovato invece un po’ “pezzotti” i dieci minuti finali della serie: sembrano proprio costruiti ad hoc per creare il gancio con la seconda serie. Sono talmente artificiali, fuori tono, slegati dal resto che sembra quasi che siano stati aggiunti a produzione conclusa, quando la produzione, magari dopo gli screening di prova, si è accorta che aveva in mano un prodotto che funzionava e ha voluto costruirsi la possibilità di una seconda serie.
Odiando le serie lunghe, personalmente non avrei avuto niente da dire se la serie fosse finità lì, senza nessuna “ricomparsa” di Undici.

E veniam così alla seconda serie: su cui il parere è diametralmente opposto. Si sbraca, si sbraca tanto e male.
Io capisco la necessità di sfruttare una proprietà intellettuale che funziona, di investire all’inizio nella creazione, di fare una prima stagione da “salto nel buio” e poi, una volta vistone il successo, vivere di rendita. Ma così è troppo.

Dove la prima serie riusciva ad arrivare al limite senza mai superarlo, la seconda lo salta, lo scavalca e se lo lascia abbondantemente dietro, il limite.
Sin dall’inizio vengono aggiunti pezzi che non servono a nulla, che si autorisolvono (tutto il tema della “sorella” di Undici, la storia di Bob) e che non lasciano niente in bocca, solo tempo perso.
Che senso ha in questo caso allargare il mondo, costruendo nuove potenziali cose, anche interessanti, per poi troncarle senza approfondirle? Perchè proporre parecchie cose nuove, concentrarcisi anche per puntate intere, per poi BUM, seppellirle?
C’è pochissimo lavoro sui rapporti tra i personaggi della serie precedente, tutti si muovono a compartimenti stagni secondo il filone assegnato, chi vuole vendicare Barb, chi vuole proteggere Dart. Della coralità e delle interazioni della prima serie rimane nulla.
L’equilibrio si perde, con continui salti di qua e di là che non fanno altro che destabilizzare una narrazione che già soffre il fatto che la storia centrale è debolina e di fatto “il remix” di quella della stagione precedente. Will stavolta non sparisce, ma si ammala.
Will stavolta non comunica con Undici, ma è gli occhi del nemico. Ma sotto le differenze formali, sempre di amici in cerca di Will si tratta. Se ci aggiungiamo le deliranti scelte dei personaggi, che, pur passato un anno, sembrano rincitrulliti invece che più saggi dall’esperienza, c’è tutto il mix di una stagione senza né capo né coda.

La confezione è sempre eccellente, la ricostruzione degli ’80 credibile e autentica. Ma senza trama sembra più di guardare un museo che uno spettacolo.
Non attendo con ansia la terza stagione.

The five

TimVision continua a riservare piacevoli sorprese. Oltre ad esser diventato de facto il fornitore principale e preferito di cartoni animati per la famiglia, grazie alla varietà e alla comodità dello streaming, iniziano anche a spuntare nella sezione delle serie delle esclusive molto gustose. Proprio come questo “The Five”, una serie inglese, prodotta da Sky e che in Italia è andata in premiere proprio sul servizio di streaming di Tim. Ora è in programmazione su RTSI, la televisione della svizzera Italiana.

La serie si costruisce intorno a una sparizione: sulla fine degli anni’90, 5 ragazzi vanno a giocare in un parco. E Jesse, il più piccolo, e fratello minore di uno di loro, sparisce nel nulla.
20 anni dopo, un altro dei presenti quel giorno, Danny, diventato nel frattempo ispettore di polizia, fa una scoperta sconcertante. Sul luogo di un delitto, trova il DNA di Jesse. Fresco. E questo da il via alle indagini e fa tornare insieme i quattro ragazzi di allora, cresciuti, ma senza essersi lasciati ancora alle spalle quel giorno.

Da questo evento si scatena la storia, scritta molto bene, in 10 puntate da 50 minuti l’una, con molta tecnica e molto ritmo. Lo dico subito, non è uno spoiler, ma la storia finisce con la stagione stessa, senza code o codini laterali, nonostante all’inizio sembri esserci uno sparpagliamento molto ampio su vari filoni.
È un bel lavoro, costruito molto bene, girato in maniera più che discreta, dal tono molto british ma che sa appassionare. Ed è anche, a mio avviso, l’ennesima dimostrazione della qualità che si può mettere in una serie, del fatto che, con una forma meno vincolata dai tempi, è possibile organizzare un discorso che alla classica trama “da poliziesco” accompagna anche qualche riflessione più profonda sull’adolescenza, il peso del passato e il diventare grandi.
Mi ha colpito molto la capacità di saper portare avanti bene i vari filoni, di saperli raccordare uno all’altro e quella di costruire molto bene le singole puntate, avere in ognuna sia qualche elemento nuovo, qualche apertura, e anche la chiusura di un pezzo precedente, senza avere mai puntate completamente interlocutorie o campate per aria. Si vede insomma che l’autore (il giallista Harlan Coben) e il suo team sanno di cosa si parla e hanno potuto fare un bel lavoro, magari non immaginifico e che farà gridare al miracolo dalla critica, ma molto solido e piacevole.

Chiudo quindi consigliandola, soprattutto agli appassionati di thriller e a chi vuole vedere una serie sapendo che finirà in tempi ragionevoli e non essere rimandato alla ventundicesima puntata della sedicesima serie per capire un evento descritto nella prima puntata della prima serie.

Les revenants

Ho visto questa bella serie televisiva, della durata un paio di stagioni per 24 episodi totali, in circa quattro-cinque mesi (Questo è quello a cui ti costringe la vita del papà di famiglia, ndr).
Serie che parla di morti viventi, ma con approccio assolutamente diverso dal solito alle serie gore di zombie alla The Walking Dead.

Screenshot dei titoli (grazie wikipedia)

Anche in questo caso abbiamo il classico stilema dei morti che tornano alla vita, ma invece di scrivere la sotria in maniera didascalica, indugiando sulle scene di violenza e cercando il disgusto dello spettatore, in questo caso si sceglie una strada completamente inversa: violenza al minimo (c’è una sola scena di violenza zombie classica in tutta la serie), ricerca della “compassione” dello spettatore, focus quasi esclusivo sul punto di vista di chi vede ritornare i propri cari.
Questa scelta permette sostanzialmente due cose:
a) di affrontare in maniera precisa e approfondita, soprattutto nella prima stagione, il tema della perdita. Che non è una cosa così scontata per una serie televisiva. Il tema è complesso, delicato, personale e difficile, ma viene affrontato bene.
b) di mettere in piedi una struttura narrativa abbastanza inusuale e molto piacevole, corroborata anche qui da una scrittura di ottimo livello. Puntata per puntata si aggiungono tasselli, si ritorna sui propri passi, si arricchiscono di dettagli eventi già visti, riuscendo contemporaneamente a non mettere troppa carne al fuoco ma a mantenerla comunque molto saporita.

Forse nella seconda serie si vede nelle ultime puntate una certa necessità di chiudere e alcuni dei punti aperti della vicenda vengono risolti con un colpo di accetta, ma a differenza di Lost qui si arriva a una situazione finale, chiara, credibile e robusta (cosa che a me piace sempre).

Serie molto piacevole, che ha come lato positivo per me anche la durata non eccessiva, che mi sento di consigliare. La prima serie l’ho vista su TimVision (il servizio di streaming di Tim), la seconda l’ho “recuperata” dalle registrazioni di quando è andato in onda su “La F”, che una volta stava sul 50 del digitale terrestre, e che purtroppo ora è sparito.

Netflix vs. Sky Online vs. Infinity

Da un annetto a questa parte sono entrato nel mondo dello streaming online serio.
Ho iniziato all’inizio del 2014, approfittando di Unlocator per abbonarmi a Netflix. Poi a Settembre ho avuto un mese gratis di Infinity, poi a Dicembre è iniziato Masterchef e ho fatto l’abbonamento introduttivo di SkyOnline e un mesetto fa Vodafone ha regalato alla Signora 3 mesi di Infinity (ancora).
Grazie allo Smart Tv F6200 di Samsung, al Chromebox e alla tanta voglia di divano, ho condotto lunghi e approfonditi test che qui vado a raccontarvi.

Per ogni servizio, valuterò 3 fattori fondamentali: catalogo, tecnica (software / qualità streaming) e costo.

Leggi tutto “Netflix vs. Sky Online vs. Infinity”

Salvare video da rai.tv

Tra le cose buone che fa l’ente televisivo nazionale, c’è il sito rai.tv. Oltre ad avere un top level domain di Tuvalu, il sito è un archivio di trasmissioni, filmati, servizi veramente illimitato.
Purtroppo con le ultime versioni è stato scelto di utilizzare Microsoft Silverlight come sistema di plugin per i video. Questo mette in difficoltà molti utenti: chi non può installare plugin aggiuntivi, chi usa sistemi operativi non Microsoft, chi vuole salvarsi in locale una copia dei video.
Esiste però un sistema che permette di scaricare qualsiasi video dal sito di Rai.Tv, ed è anche relativamente facile.
Requisiti:

  • Un browser (consiglio Google Chrome per la facilità di ricerca nei testi)
  • VLC (un player video eccezionale, che fa veramente tutto ed è open source)

Operazioni:

  1. andate su rai.tv
  2. Cercate il video che volete scaricare
  3. Premete Control+U. Questo comando chiede al vostro browser di visualizzare il codice HTML della pagina
  4. Premete Control+F (o date il comando da menù) per cercare all’interno del codice. Dovete cercare la stringa “mediap”
  5. Troverete un link del tipo: http://mediapolis.rai.it/relinker/relinkerServlet.htm?cont=xxxx….. Selezionatelo tutto e copiatelo negli appunti.
  6. aprite un nuovo tab o finestra del browser
  7. Incollate il link nella barra degli indirizzi e date Invio
  8. Il sistema vi chiederà di salvare un file “relinkerservlet.wvm”. Accettate e salvatelo
  9. Aprite il file con Blocco note o altro editor di testo
  10. Cercate (usando il comando ricerca) la parte che inizia con mms://…
  11. Copiate tutta la stringa fino alle virgolette (lasciandole fuori)
  12. Aprite VLC
  13. Aprite il menù “Media” e scegliete il comando “Converti/Salva”
  14. Scegliete la linguetta “rete”
  15. Incollate il link mms:// copiato nella casella “indirizzo”
  16. Cliccate il bottone in basso “Converti/Salva”
  17. Cliccate sul bottone “Sfoglia” nella sezione “Destinazione” e scegliete che nome dare e dove salvare il file
  18. Cliccate su “Avvia”
  19. Lo scaricamento partirà. Lo scaricamento procede purtroppo a velocità reale, ergo un filmato di un’ora richiederà un’ora di scaricamento
  20. Ecco, avete scaricato il vostro file
  21. Per rivederlo, potrete usare VLC stesso o qualsiasi altro player video.