No speed limit: Three essays on accelerationism

No Speed Limit: Three Essays on Accelerationism è un libretto molto interessante, composto, come dice il titolo, da tre saggi a tema “accelerazionismo”.
Riprende in una forma da saggio, con il giusto apparato di citazioni, i temi che Manna affrontava in forma di romanzo: oggi quali sono gli scenari possibili per un superamento del capitalismo?

Il tema potrebbe sicuramente sembrare astruso, ma tradotto in soldoni si parla di concetti che poi si declinano in gestione degli orari di lavoro, creazione di desideri, reddito di cittadinanza.
L’accelerazionismo è una delle teorie che propone delle soluzioni per superare il capitalismo e in particolare la sua variante neoliberista, che è oggi una delle tendenze imperanti.
Il capitale si è concentrato nelle mani di pochi e mai come oggi autoalimenta la propria crescita, lasciando a sempre meno persone la possibilità di una crescita economica.
Sta diventando sempre più difficile riuscire a stare ancora meglio. L’ascensore sociale si è rotto e, anzi, sta diventando sempre più facile invece scendere di categoria, a seguito di un evento imprevisto.
Per “rompere” questa situazione, l’accelerazionismo non propone di fermare il capitalismo, con indee vetero comuniste, ma di “farlo andare al massimo” fino alla sua fusione, fino a farne esplodere le contraddizioni.

L’abbondanza di citazioni di Marx ne fa un libro sicuramente schierato, ma le posizioni e le idee espresse non diventano mai soluzioni salvifiche. C’è molta critica, con un approccio quasi Kantiano nell’analisi.

E’ un testo sicuramente per interessati all’argomento, non è un librettino da leggere per “bagnarsi i piedi”; ad esempio, non si parla mai ci come si è arrivati ad avere questo eccesso di surplus e questo squilibrio nella sua distribuzione.
La forma a saggi brevi ne migliora la leggibilità, evitando il torrente di parole e la prolissità in cui testi di questo tipo ogni tanto cadono, costruendo comunque del significato senza sommergerlo in testi lunghissimi.

Spamgnolia

Ieri pomeriggio mi arriva una mail di spam.
“E cosa vuoi che sia. Succede!” direte voi.
E io dico “‘stocazzo”, se considerate che:

  1. mi è arrivata sull’indirizzo email del lavoro, che uso SOLO per lavoro.
  2. mi è arrivata non da un servizio commerciale (magari hanno usato un’autorizzazione al trattamento dati presa al volo in qualche fiera/convegno), ma da un politico o futuro tale.
  3. mi è arrivata da Giorgio Gori (o meglio, dal suo ufficio stampa/PR)

Peraltro uno spammone di basso livello, 80% fatto di immagini e link al sito.
Il signor Parodi si perorava di ricordarmi che a fine mese ci sono le primarie del Pd, in cui lui sarà candidato, e mi invitava a votarlo.
Ora, già a me lo spam non piace, se in più a farmelo è uno che si vende come “giovane”, “proveniente dal mondo dei media”. “cittadino della Rete”, già mi innervosisco.
Se me lo mandi pure su un indirizzo per cui non ho mai dato autorizzazione, oltre a fare una cosa illegale, fai anche una pessima figura e espelli completamente dal mio cervello l’eventuale idea di votarti.

Aggiungendo peggio al peggio, ho ovviamente segnalato via Mail e via Twitter la cosa.
A 24 ore di distanza, nessuna risposta. E, tristemente, la cosa non mi sorprende.

Berlin, Zooropa

Parlando del Muro di Berlino, è obbligatoria la citazione per quello che è stato contemporaneamente il penultimo bel disco degli U2, la prima cassetta originale comprata nella mia vita e una delle parole che oggi potrebbero descrivere questa Europa che doveva diventare una ma che è, molto più di prima, un insieme mutevole di popoli, idee, modi di fare e vivere molto diversi tra di loro.
A Berlino ci sono stato e francamente il Muro, quello che ne rimane e i musei collegati sono da vedere: non perchè siano belli, ma perchè aprono ancora oggi, a 20 anni di distanza alla riflessione. In quei pezzi, in quelle persone che morivano per passare dall’altra parte, c’è una promessa non mantenuta di un mondo che non può dirsi essere la terra promessa a cui i tedeschi dell’est aspiravano.
E’ sicuramente meglio, ma non è migliorato di quanto quei sacrifici, quelle fughe, quegli atti di pura speranza richiedevano migliorasse.
La caduta di quel muro doveva essere un punto di partenza; in realtà, incapaci ancora e forse per sempre di ragionare senza essere manichei, tra bianco e nero, tra est e ovest, tra cattolici e musulmani, stiamo ancora girando dintorno alle macerie.

Lo voglio anch’io.

Il Guardian pubblica tutti i rimborsi spesa dei Membri del Parlamento inglese e invita i cittadini ad armarsi di pazienza e controllare le dichiarazioni del candidato eletto nella loro circoscrizione (La ricerca, oltre che per nome, si può fare anche per ZIP code del uogo di elezione).

A parte l’osservazione sui tempi che cambiano, sulle possibilità di totale trasparenza offerte dalla società digitale (Guardian ha caricato dei delle scansioni e messo a disposizione il database, i lettori lo popolano trascrivendo dalla scansione, roba che se la facesse il ministero deputato ci vuole un mese, ma in questo modo prende due-tre giorni), ora, perché noi no?

Perché forse da noi i parlamentari non devono presentare giustificativo di spesa, neanche per quanto gli viene affidato per la gestione delle spese?
Perché stante l’attuale sistema elettorale, sarebbe difficile sapere chi è stato eletto dove?
O perché, purtroppo, ai miei connazionali non ne fregherebbe nulla, “tanto sono tutti ladri”?

(via Wittgenstein)

Dichiarazioni di voto

Logo del Piratpartiet
Le elezioni europee non saranno mai vere elezioni europee fino a quando i partiti saranno strettamente nazionali o peggio ancora regionali.
Ad esempio io a sto giro voterei senza dubbio per il Piratpartiet svedese. E badate bene, non tanto per la questione di Bittorrent e di Pirate Bay, ma per le eccellenti e chiarissime idee che ha su cosa è la rete, come può essere regolata e cosa è diritto dell’utente (la privacy, la difesa dai potenziali rischi) e cosa è dovere dell’utente (non commettere reati quali lo stalking, l’intrusione e tutte quelle belle cose che iniziano con cyber e finiscono in -ing).