Immagini a canestro – Ball don’t lie

Ho approfittato di una giornata lavorativa a Milano per sacrificare una pausa pranzo e visitare la mostra “Immagini a canestro – Ball don’t lie“, presso il Samsung District nel complesso di Porta Nuova

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In un’ampia sala, ci sono 8 televisori Samsung che mandano in loop varie clip tematiche da tutte le epoche NBA: su un televisore vanno le interviste ai rookie, su un altro i migliori assist, su un altro ancora i migliori buzzerbeater. Voi vi sedete davanti, prendete una cuffia e vi guardate il video su questi Samsung 60 pollici 4k curvi. Anche se i video non sono sviluppati per l’evento (molti sono video “storici”, che ogni appassionato conosce a memoria, tipo i 37 punti in un quarto di Klay Thompson o le 10 migliori schiacciate di MJ) sono comunque un piacere da vedere, e probabilmente una buona novità per il non appassionato, che poi a casa se li può rivedere su YouTube.
Poi c’è una postazione demo di Samsung VR, con un video a 360° di LeBron James che si allena. Carino, sia il 360° (che ho visto utilizzato anche in Expo) che per l’impatto che fa vedere LeBron fare certe cose.
Luci, qualche diapositiva di schemi proiettate sui muri e un paio di cartonati di Curry (è più basso di me 🙂 ) e LeBron (è più alto di me 🙁 ) a grandezza naturale completano il setup.

E’ un’ottima mostra da “pausa pranzo”, da mezz’ora, che parla sia all’ignorante NBA e all’appassionato, realizzata giusto per il prossimo arrivo dei Celtics a Milano per l’International game.
Non vale la pena venirci apposta da Roma, ma se passate in zona, sia per la mostra che per la location, fermatevi pure.

P.S.: avrei voluto vedere la mostra curata dai veri titolari italiani di Ball don’t lie (ovvero il podcast di Radio Play it)…

Innvilllà

Classico aperitivo estivo ieri sera presoo l’Innvilllà di Via Pegaso a Milano.
La location è splendida: villa, tutta bianca, proprio tra lo stadio di San Siro e l’ippodromo. Tutta la villa e il giardino/cortile sono dedicati al locale, aperto tutto l’anno ma che d’estate diventa davvero uno dei centri dell’aperitivo Milanese.
E’ un locale del Roialto Group e anche qui, come al Milano, la filosofia dell’aperitivo è un po’ diversa dal solito: niente bancone centrale e piattini, ma diversi punti disseminati per il cortile in cui trovare un “piatto” diverso per ogni posto: qui il fish&chips, qui gli spiedini alla griglia, là le omelettes, lì il banco dei formaggi, laggiù le insalate e ancora altro, frutta fresca compresa. Un menù buono, molto ricco e “divertente”, che con la scusa di farti vedere che c’è al banchetto dall’altro lato, smuove molto anche da panche, cuscini e sedie e trasforma l’aperitivo in un itinerante caccia all’assaggio.
I cocktail, 8 euro l’uno, sono buoni e anche abbastanza tosti; il personale (tanto) è gentile e anche qui come negli altri locali del gruppo totalmente del Sud-Est Asiatico (tranne la cassa e la security).
Se si è in più di due necessario assolutamente prenotare, anche se personalmente proprio per il tipo di locale non è il posto in cui organizzerei un aperitivo con amici: per goderselo ci si deve muovere e gironzolare.
Da segnalare, nei bagni, una macchinetta che invece di vendere i soliti fazzoletti o simili vende cose un po’ più simpatiche e, ehm, kinky.
Unica nota negativa: il posteggio davanti al locale ospita un posteggiatore (non so quanto legale) che vorrebbe pure 5 euro. Ecco, non so quanto senso abbia la cosa, oltre ad essere una discreta caduta di stile, visto che dall’altro lato della strada ci sono i posteggi (gratuiti) dello stadio di S. Siro…

Ta-hua

Ristorante orientale che sta in Via Fara, angolo Via Adda (è aperto da poco, google maps non ha nacora la foto, è quello con la saracinesca abbassata) e ha un sito internet.
Provato a pranzo, dopo una riunione di lavoro, e devo dire che mi ha proprio soddisfatto.
Proposte semplici, tutte al massimo 10 euro ma molto ricche. I piatti sono quelli del cinese tradizionale (riso cantonese, involtini primavera, verdure saltate) e molte altre cose dell’area asiatica, tutti preparati con molta cura. Il menu di mezzogiorno è ovviamente più ristretto rispetto a quello della sera ma comunque molto vario.
Il servizio, vista la posizione (zona di uffici) e la proposta è ovviamente rapidissimo ma non manca mai di essere curato.
Io ho preso una specie di bentobox, ovvero un piatto unico con riso cantonese, germogli di soia e altre verdure saltate, pollo con verdure, 2 wonton, frutta cinese a 10 euro. E per piatto intendo un bel coso in ceramica da 30 centimetri di lato con le sue suddivisioni interne. Per essere una pausa pranzo, una porzione più che abbondante, tanto è vero che le verdure ho fatto quasi fatica a finirle.
Un posto ottimo per il pranzo e sicuramente anche da provare la sera, le premesse sono ottime.

La ringhiera

Ieri sera aperitivo a La ringhiera, proprio all’inizio di Ripa di porta ticinese, quindi Navigli at their best.
Cominciamo dall’unica nota dolente: è un posto frequentato, molto frequentato, per tutti i buoni motivi che fra poco vedremo. E’ quindi pienissimo e con i tavoli molto vicini, e per molto intendo che sentirete chiaramente quello che si dicono i due di fianco: ieri sera il mio vicino ha preso un due di picche infarcito di tali e tanti luoghi comuni che neanche “Cara ti amo” degli Elio e le storie tese.
Il resto sono solo cose positive: posizione invidiabile, soprattutto se conquistate uno dei tavoli fuori o interni con vista sul Naviglio, buffet sontuoso con salumi, frittini (olive, crocchette), primi caldi e freddi, panini e tramezzini, pizza (buona), qualche verdurina e dolci (gauffres). Un merito anche al fatto che, a parte quelli dove è necessario tipo i fritti, i piatti non sono unti o iperconditi, permettendo quindi anche un happy hour non all’insegna del trigliceride.
I cocktail sono abbondanti e a 7 euro sono assolutamente al giusto prezzo, lo staff è cordiale e sa tenere la sala (due che provavano a fare i furbi occupando spazio sono stati beccati subito). E’ grande, ha anche sala sotterranea, ma tende a riempirsi: arrivare presto aiuta a non fare troppa coda.
Se non è un primo appuntamento, assolutamente un posto dove andare.

Bhangrabar – Brunch

Domenica mattina ho iniziato la giornata con un bel brunch al Bhangrabar di Corso Sempione a Milano.
Arredamento estremamente indiano, comodità da discreta a ottima (il rischio sono alcuni tavolini da due che sono un po’ sacrificati), sottofondo musicale rilassante. Se il tempo è bello (ma domenica non lo era) si può fare brunch fuori, vista arco della Pace.
Il brunch viene 15 euro, comincia da mezzogiorno ed è obbligatorio prenotare se si vuole arrivare prima dell’una.
Il menù è ampio, molto ampio: come parte salata ci sono almeno 4 primi (io ho visto/assaggiato riso con salsiccia, gnocchi, cous cous vegetale, pasta), colazione salata (scrambled eggs, fagioli in salsa, salsicce, bacon), verdure cotte e insalate, torta salata, vari formaggi e salumi e qualche sfiziosità per gradire (salatini, mini sandwich e chele di granchio).
Dalla parte dolce abbiamo invece brioche e croissant di varie fogge, qualche torta, frutta (sia intera che macedonia) e budini.
Da bere sono inclusi tè, caffè espresso o solubile, acqua, succhi a volontà. Vino e birra sono invece a pagamento a parte.
Finito l’elenco, che in questo caso è proprio un elencone, c’è da dire che la qualità è buona: è a tutti gli effetti un buon pranzo a buffet. Lo stile è in generale abbastanza condito/saporito, ma rimanendo ben saldamente nel binario della normalità: niente sorprese indiane come l’ambientazione potrebbe far pensare. Questo può essere un bene, ma forse qualche proposta più estrosa in una scelta così ampia sarebbe gradita.
In generale comunque un’ottima scelta per iniziare con calma e piacere culinario una domenica a Milano. La mia giornata è infatti proseguita a MiArt, ma ne parliamo in un altro post.

Blanco

Provato giovedì sera per aperitivo, sta in fondo a Via Morgagni/Piazzale Lavater.
E’ stato di recente rinnovato, tanto è vero che su Google Street View c’è ancora il vecchio nome (Woman).
Stile che richiama dichiaratamente i ciringuiti delle Baleari (sul loro sito trovate più informazioni su questo, visto che è l’obiettivo dichiarato dei gestori), tutto il locale è in legno bianco, tavoli e sgabelli compresi, luci colorate o effetti video proiettati sulle pareti, musica da disco soft a volume abbastanza alto. C’è anche, per la bella stagione in arrivo, un esterno abbastanza ampio, su una zona verde chiusa al traffico del piazzale. Occhio però che la concentrazione di fumatori è tale che vi sentirete in Turchia…
Cocktail preparato molto bene, i barman sanno decisamente il fatto loro, ma leggerino: il mio Negroni sbagliato sembrava uno spritz… Comunque prezzo onesto a 7 euro.
Scelta controtendenza per il buffet: invece delle abbuffate pantagrueliche Blanco propone piccoli assaggini salati. Questo permette di essere originali, proponendo ad esempio del mantecato di baccalà su crostini di pane al nero di seppia, o il pinzimonio, o le minicrostate di verdura cruda e formaggio fresco (ottima la pasta frolla salata!) o le fettine di piadina squacquerone-rucola-crudo, ma di certo spiazza chi ormai all’aperitivo è abituato a trovare antipasto-tris di primi-secondo-contorno e frutta. Non che non ci si possa riempire, anzi, anche perchè durante la serata le proposte variano, ma sicuramente una proposta diversa. Da segnalare la ripresa della tradizione di accompagnare i cocktail con un piattino di assaggi portato dal cameriere.

Sicuramente un posto da provare, soprattutto ora che arriva la bella stagione, debordando anche in strada o nei prospicienti giardini di via Morgagni e facendo avanti e indietro per i vari e variati rifornimenti dal bancone.

Maya

Locale sopra il Naviglio Pavese (è in via Ascanio Sforza, più naviglio di così…) visitato per un happy hour.
Stile sudamericano, riflesso :

  • nel locale, stile rustico-caraibico con legno e paglia
  • nei cocktail, decisamente caraibici, con rum, tequila e cachaca a fare da protagonisti. Si segnala un “sangre de toro” che ha come ingredienti brodo vegetale, tabasco e rum…
  • nel personale, tutto centramericano e quindi in netto antitrend rispetto al personale di altri locali, quasi tutto asiatico

Il buffet non è male, molto ricco con vari stuzzichini, tre primi di pasta e un po’ di carne come costine alla griglia, pollo o crocchette varie. E’ abbondante e rinfrescato continuamente con nuove portate. Lato negativo: alcuni piatti sono un po’ unti, ma in linea con la filosofia del locale, le cose calde si freddano abbastanza in fretta, manca la frutta. Cocktail e buffet: 8 euro.

Il locale era bello pieno e i tavolini sono un po’ sacrificati, però era sabato sera.
Potrebbe esserci da aspettare qualche minuto per sedersi se si è quattro o più, ma l’attesa è breve (almeno in confronto alle code sempiterne davanti allo Slice Cafè, 50 metri più avanti).

Nuovi pittori della realtà

Milano, Padiglione di Arte contemporanea, fino al 25 novembre

Gran bella mostra al Pac, che ha infilato una serie di mostre eccellente quest’anno.
Esposte 140 e rotti opere di 76 artisti italiani contemporanei, tutte opere figurative (pittura e qualche pezzo di scultura), tutte provenienti dalle selezioni del Premio Michetti.
Una parte degli artisti è presente anche alla mostra sulla pittura italiana di Palazzo reale (di cui parlai qui), e si confermano gran parte delle osservazioni: le tecniche e la loro padronanza, soprattuto nel figurativo, sono ancora oggi un punto fermo da cui l’arte non può prescindere.
E se i risultati sono questi, probabilmente non deve prescindere…

Un po’ di artisti da segnalare, tra tutti, secondo mio gusto personale:
– Massimiliano Alioto: le sue 2 maree sono le opere che mi son piaciute di più, roba che davvero fosse stata una galleria avrei chiesto il prezzo. Intense, pulsanti, si sente quasi la salsedine e il rumore delle onde. Due pezzi grandi (e non solo nelle dimensioni).
– Andrea Boyer: già mi aveva colpito a Palazzo Reale, confermo che la resa dei suoi disegni a matita è qualcosa di eccezionale, ben oltre la fotografia.
– Gianluca Capozzi: iperrealista eccellente, ben oltre il trompe-l-oeil
Andrea Chiesi: 2 strutture industriali stranianti, cyperpunk, non luoghi. Se Final Fantasy 7 fosse iniziato in bianco e nero, sarebbe iniziato così.
– Cristiano Tassinari: ha vinto il premio Michetti, e vedendo le sue due opere si capisce perchè. Questi volti enormi, reali eppure non definiti, che riempiono la tela e che convogliano attenzione, le tecniche mischiate in maniera perfetta.
– Francesca Forcella: due paesaggi che sembrano estratti dal libretto di Kid A dei Radiohead. Per me è un complimento 🙂
– Davide Le Grazie: nel dettaglio, gli occhi delle sue donne
– Paolo Schmidlin: Eleonora, che è sul punto di muoversi, ne sono certo.
– Paolo Quaresima: il ritratto di famiglia della “Pronto intervento idraulico s.n.c.” è l’ opera più ironica di tutta l’esposizione.