Update your legs


Una roba strana, ma per nulla sgradevole, con al centro dei testi per feticisti di calze.
No, meno tranchant e sintetico, perchè se lo merita: un libretto gratuito, composto da 4 racconti di scrittrici/blogger con il tema della seduzione e dell’eros e con la chiave delle calze, oggetto che, diciamocelo onestamente, non gode di solito delle attenzioni degli scrittori.
E fossero tutti così questi esperimenti di marketing moderno, ci andrebbero bene: i quattro racconti sono un ottimo contenuto e trasportano bene il messaggio.
A mio avviso il migliore è quello su Casanova, che è quello un po’ più costruito e con una trama meglio sviluppata, ma anche gli altri sono di buon livello, non pesa mai arrivare alla fine e vedere il colpo di scena.
Un esperimento interessante di content marketing per una serata di letture spensierate.

#luminol

Attenzione: contenuto esplosivo.
Mafe De Baggis in un libretto di 80 pagine scarse raccoglie un sacco di concetti, pensieri, massime e ragionamenti. Su che tema? La relazione, o meglio la non relazione, tra digitale e reale. Se suona criptico è perchè io non sono bravo come lei a speigarlo con parole mie e non voglio entrare troppo nei dettagli
Rischierei di rovinare e spoilerare un punto di vista complesso eppure chiarissimo, che viene naturale seguire fin dai primi accenni. Il #luminol del titolo è il filo saldo che tiene insieme l’indagine sulle aspettative, sulla prassi, sulle interpretazioni della realtà.
Alla fine, è una cosa tipica delle idee geniali: “ma se era così semplice, perché non ci ho pensato io?”.
Raro libro che evita di predicare al coro e che risulta gradevole e accessibile a prescindere dalla propria familiarità con l’argomento. Uno di quei testi in grado di farti cambiare opinione.
Non usavo la funzione “Sottolinea” del Kindle così tanto da un bel po’ di tempo e ho come la sensazione che quelle tracce torneranno utili.

In diretta

Non l’ho visto a Discoring e a Sanremo, non ho ricordi di Sandy Marton, via Verdi e altri.
Ho iniziato ad ascoltare Deejay al mattino, più o meno nel ’91, prima di andare a scuola perché c’era Baldini con gli sketch della Gialappa’s, di Aldo Giovanni e Giacomo e dei Fichi d’India (da lì, una fascinazione personale per il Cappuccino Nestlè, allora sponsor del programma). Quasi mi davano fastidio le canzoni trasmesse, sia per stile che per frequenza, tanto è vero che ho iniziato ad ascoltarla al pomeriggio solo più tardi (e mischiandola molto ad altre radio dove si parlava di più).
Però mi ricordo Jovanotti (da Lorenzo ’92 in poi), gli 883, Fiorello. Tutto rigorosamente in casetta BASF registrata da qualcun’altro (Lorenzo ’94 ce l’avevo originale, ma la cassetta non è sopravvissuta alla caduta da un balcone). E anche oggi, sebbene sia cresciuta, Deejay è ancora l’unica radio musicale che riesco ad ascoltare.

Cecchetto quindi è stato anche per me il deus ex machina di un bel pezzo di adolescenza, quindi appena ho sentito del libro, ho detto : “mio!”. E nelle vacanze di Natale me lo sono consumato in un paio di giorni.
La lettura scorre via liscissima, 400 pagine leggere, è sia moderatamente appassionante sia soprattutto un viaggio nella memoria incredibile e non oso immaginare cosa possa essere per chi, con dieci anni più di me, si ricorda anche la fase degli anni ’80.
Siamo chiari: come in tutte le autobiografie, c’è una buona quota di autoincensamento e autoassoluzione; il tono è frenetico, iperpositivo, ma è probabilmente parte di Cecchetto stesso.
C’è anche qualche passaggio pedagogico, con qualche slogan (“Il talento è un dono, il successo è un mestiere” usato anche come sottotitolo), che però coincide con lo stile del testo e non risulta eccessivamente pesante.
Una lettura semplice e leggera ma piacevole.

I Simpson e la filosofia

Languiva da un po’ nei libri acquistati e non letti, con dicembre è arrivato il momento per leggere questa collana di articoli dedicati al rapporto tra “I Simpson” e la filosofia.
Come tutte le raccolte a tema, sull’altare della coerenza può cadere vittima la qualità. C’è quindi del buono e del cattivo: 2-3 articoli veramente piacevoli (il rapporto tra Bart e Nietzsche, la figura di Lisa) e alcuni veramente pessimi (l’analisi psicologico-marxista filosofica di Bart, fatta da un Heideggeriano, compresa di terrificante deriva speculativa, con cui si chiude il libro).
Colpiscono due cose: la prima, positiva, è che per radunare tanto interesse su un tema “pop”, questo deve essere veramente importante; questo tipo di testi conferma ancora che “I Simpson” è un classico della cultura a cavallo tra ventesimo e ventunesimo secolo. E’ ragionevolmente uno dei “testi” che, fra 500 anni, con cui dovrà confrontarsi chi vorrà capire la nostra società.
La seconda, negativa, è la facilità con cui in diversi saggi si selezionino singoli pezzi, scene, passaggi per supportare una tesi universale. trovandosi di fronte a uno show immenso, formato da centinaia di episodi, non ho apprezzato che per sopportare la propria tesi capitasse si usassero frammenti minuscoli, magari poi più volte contraddetti nella serie. Mi aspettavo da una trattazione che si vuole dire filosofica e scientifica un po’ più di attenzione alle regole di campionamento.
Non lo consiglio comunque a quelli che non sono impallinati di Simpson almeno quanto me.

Venere privata

Ho già parlato in passato di un libro di Scerbanenco, tessendo le lodi dell’autore; non posso quindi nascondere il mio apprezzamento per l’autore. In quel caso si parlava di una raccolta di racconti, in questo caso invece Venere privata è un romanzo, il primo di una serie. Già negli anni ’60 e ancora oggi, in una collana poliziesca che si rispetti, il protagonista deve essere sempre lo stesso: qui è il dottor (o meglio ex dottore) Duca Lamberti, radiato dall’albo per aver praticato l’eutanasia.
Leggere Scerbanenco in forma di romanzo è abbastanza strano: l’immediatezza degli ambienti e delle storie raccontate nelle 20 pagine del racconto devono giocoforza cedere il passo a una descrizione molto più dettagliata, a una costruzione più lenta e a dei tempi un po’ più dilatati. E’ un cambio forte, che confonde lo stile abituale, ma che non determina assolutamente un peggioramento della qualità della narrativa dell’autore russo-milanese.
E’ solo all’inizio che, non potendo partire in medias res come uso della casa, il racconto ci mette un po’ a ingranare rispetto ai soliti standard di Scerbanenco; ma dopo il ritmo sale e diventa veloce (anche per un romanzo ) e molto piacevole. Si arriva tranquillamente alla fine senza alcun problema.
Se il ritmo fatica all’inizio, la qualità della storia è fortunatamente sempre eccelsa; Scerbanenco è davvero il miglior autore di noir italiano, sicuramente del suo periodo e probabilmente di sempre, e per farlo non esita a sposare in pieno il noir, a disegnare a tinte scure storie dolorose, a raccontare ciò che è brutto e doloroso senza filtro, senza lieti fini forzati o fiabeschi (non dico di più per non spoilerare troppo).
Non sono fanatico delle serie lette di fila, quindi non ci tornerò subito, ma al momento giusto lo farò sicuramente.

All’ultimo stadio – La musica dei numeri

Recensione veloce per un’accoppiata di due libretti da meno di 100 pagine, di quelli che si leggono in una due sere.


Il primo , scritto da Diego Tarì ed edito da informAnt, è un breve ma molto interessante saggio stadi di calcio ed economia. E’ un argomento di cui si parla molto ed è la nuova moda del calcio italiano (vedi anche questo articolo su “l’Ultimo uomo”). “Costruire lo stadio” è in fatti il grido di molti presidenti. Questo libro compie un’indagine precisa ed efficace su come si fa a costruire uno stadio, su quanto costa, su quanto rende, su quanto tempo serve per rientrare e, purtroppo, anche quali sono le aree dove si provano a fare le cose “all’italiana”. Il confronto tra i tre esempi esteri (Emirates Stadium, Amsterdam Arena e Allianz Stadium) e le proposte per i nostri stadi (sviluppate con rigore con un modello economico ad hoc) sono impietose. Come impietoso è il giudizio sulle “compensazioni”, parola dietro cui si nasconde spesso il vero obiettivo di chi vuole costruire stadi. In sostanza, come ricompensa per aver investito in capitale (lo stadio) per una propria società (la squadra di calcio), gli enti locali dovrebbero, secondo alcuni, concedere una compensazione al presidente, ovvero il diritto a costruire degli edifici residenziali fuori piano regolatore.
Non cambieremo mai. Purtroppo.
Lettura comunque molto apprezzabile, a prezzo politico (3 euro).

L’altro libro invece è “La musica dei numeri”, un altro titolo della collana 40k Unofficial, di cui avevo già letto “La matematica dei Pink Floyd”.
Niente, io e questa collana non ci prendiamo. Anche in questo caso ho comprato il libro convinto che parlasse del rapporot tra matematica e musica (convinto anche dal testo introudttivo su Amazon) e mi sono invece trovato immerso in un bucolico raccontino sulla scoperta delle terne pitagoriche nella Grecia antica. Di musica, e di matematica in generale, proprio uno sbuffo. Forse sono io che mi aspetto dei mini saggi quando invece questi libri sono racconti, per me peraltro abbastanza sconclusionati, in salsa matematica.
A me non è piaciuto.

Dimentica il mio nome


Per una volta faccio una recensione praticamente in tempo reale: il nuovo fumetto di Zerocalcare è infatti uscito giovedì 16 e, grazie all’ottimo servizio di preordine di Amazon, me lo sono trovato subito sul lettore. Perché l’ho prenotato? Perché penso che Zerocalcare sia un ottimo autore, a prescindere dal mezzo che usa per comunicare.
Non sono infatti un grande appassionato di fumetti: seguo giusto qualche strip su internet (vedi xkcd di cui ho parlato qualche giorno fa) e di cartaceo ho letto solo gli obbligatori V for Vendetta e Watchmen (a parte i Cavalieri dello Zodiaco alla metà degli anni ’90).
Questo libro è il quinto di Zerocalcare e secondo me il più compiuto, quello scritto meglio.
L’universo in cui si svolge la storia è il suo solito universo, creato nelle strip e negli altri libri. Ci sono quindi molti dei personaggi abituali, conoscerli serve, anche perché giocano nella trama un ruolo fondamentale: il cuore del libro gira proprio intorno alla storia della famiglia di Zerocalcare. Non entro nei dettagli della trama ma ancora una volta, come nella Profezia dell’Armadillo, l’autore affronta molto bene i temi della vita dei trentenni e il confronto con i “grandi eventi” della vita. A fine libro vi verrà sicuramente un po’ di magone e voglia di fare delle telefonate/visite/dedicare pensieri.
E questo lo fa con il suo solito stile piacevolmente indiepop, che viaggia sempre tra cultura di massa e alternativa, pieno di riferimenti agli anni ’90, sia a livello narrativo sia a livello grafico. Un paio di tavole di questo libro sono talmente piene di oggetti e simboli da sembrare due tavole di Jacovitti per la densità e la ricchezza. Alcune altre invece sono di una bellezza semplicissima ed evocativa.
Non è un libro perfetto, forse il finale poteva essere svolto un po’ più in lungo, succedono troppe cose nelle ultime 50 pagine (il fumetto è lungo in tutto circa 150) e per far apprezzare meglio la storia sarebbe stato fosse possibile tenere un passo un po’ più lento.
Inoltre, anche qui senza fare spoiler, il giudizio sulle volpi è abbastanza assolutorio, di sicuro è una presa di posizione forte, tipica dell’autore romano e potrebbe lasciare qualcuno scontento. Ma stiamo sempre parlando di un autore nelle cui strisce abbonda la sigla ACAB, quindi si sa cosa si compra.
In conclusione un libro consigliato da un autore che sicuramente rappresenta per temi e tono di voce la mia generazione, che la racconta usando un medium diverso dal solito cantante/scrittore e che merita a pieno il successo che sta avendo.

What if?

Randall Munroe è l’autore di xkcd, una strip online di culto. No, davvero, leggete un posto sul mio blog e non sapete cosa è xkcd? non ci credo!
Da un paio d’anni oltre alle strip Randall ha iniziato a postare, una volta alla settimana, la rubrica “What if?“, dove sfrutta il suo background di ex fisico della Nasa e in generale scientifico per rispondere ad alcune domande.
La solita, noiosa, spiegazione scientifica? Manco per le palle.
Randall riceve domande del tipo “Cosa succederebbe se tutto fosse antimateria, eccetto la terra?” o “Quale è il modo più dispendioso di riempire una scatola da scarpe?” o “Da quale altezza dovrei far cadere una bistecca cruda perchè all’atterraggio abbia una cottura media” e vi risponde, mettendo nella stessa risposta sia il rigore tecnico nell’affrontare il problema, citando fonti e cercando di supportare il discorso con dati e matematica, sia la deliziosa ironia e comicità geek che lo contraddistingue.

Nel libro (al momento disponibile in inglese, quello che ho letto io, in tedesco, cinese, giapponese e altri, ma NON in Italiano), si raccolgono le migliori risposte date in due anni e una serie di risposte inedite.
Chiamatela seria comicità per nerd, chiamatela ironia peer-reviewed, ma è un libro estremamente piacevole, che si butta giù a pezzettini dove “una domanda tira l’altra”.
Io l’ho letto in versione Kindle, ed è un libro consigliatissimo.

Milano criminale

Copertina

Grazie alle offerte lampo di Amazon sul finire di dicembre ho acquistato a un prezzo ridicolo Milano Criminale di Patrizio Roversi.
Riprendo qui ed espando alcune cose che ho postato anche nella recensione di Amazon.
L’ispirazione è esplicita nel titolo: “Romanzo criminale”, e trovo anche corretto dichiarare al lettore molto chiaramente cosa si deve aspettare.
D’altronde le storie della banda della Magliana e del mondo che girava loro attorno hanno avuto successo, ergo proviamo a spostare l’ambientazione da Roma a Milano e vediamo che succede.
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