A casa tutto bene

Ed ecco il quarto disco di Brunori S.a.s., ovvero Dario Brunori, il mio cantante italiano contemporaneo preferito (e, no, non è una citazione di Aldo Baglio, è una cosa sincera).
Ne avevo già scritto praticamente tre anni fa esatti, a proposito del precedente disco, e tutte le cose belle che avevo scritto allora le riconfermo adesso. La cosa buona, se vogliamo, è che stavolta di quanto è bravo se ne sono accorte anche altre persone.
Sarà per promozione, sarà per bravura, ma ad esempio il singolo “La verità” all’uscita del disco è girato anche per le radio (e gira tuttora) ed anche il video, che vedete qui sotto, ha convinto:

E non è solo “La verità” a meritarsi ascolti; tutto il disco è molto convincente e vario nei temi e nelle musiche. Ormai allontanatosi dall’intimismo quasi esclusivo degli inizi, Brunori è un cantautore a tutto tondo: c’è la paura di crescere (i quarant’anni), c’è il mondo che cambia, c’è l’Italia che non cambia (in “Lamezia-Milano”, che ha dentro un paio di invenzioni su attacco e ritornello che ne fanno un canzone di quelle che non te la stacchi più e ti ritrovi a fischiettarle/canticchiarle senza volerlo).

E c’è comunque l’intimismo, il ricordo dell’infanzia, sottolineato dal coro dei bimbi in quel gioiellino di “Il costume da torero”. Ma senza esser eccessivo.

Dal punto di vista della musica questo “A casa tutto bene” è molto vario, c’è elettronica, ci sono i suonini, è un disco molto “prodotto” e anche qui un passo avanti deciso dai dischi precedenti, che volevano sempre suonare un po’ troppo “live”.

Un ottimo ascolto, che non stufa subito e che comunque saprà farvi trovare uno/due brani di quelli “buoni per sempre”, da infilare nella playlist delle canzoni preferite.

Io l’ho comprato su Google Play, Metto qui sotto il widget dell’album su Spotify, così se volete ve lo ascoltate pure aggratis:

Retrogaming e Kodi con il Chromebox

Un paio di anni fa ho acquistato un Chromebox, come raccontato qui.

Mi ha sempre servito bene in questi anni, soprattutto per il lato streaming via web, tutte le cose scritte là sono rimaste vere.
Ci sarebbe la possibilità di installare le app Android, ma il mio modello non l’ha mai ricevuta ufficialmente e comunque è un mezzo disastro (nel senso che funziona poco e male, e le app sono comunque disegnate per gli schermi touch e non per le tv).

Negli ultimi mesi però mi sono messo in testa di provare ad andare oltre. Volevo provare due cose: Kodi e Retroarch (di cui parlai qui) ma stavolta sulla tv grande 🙂

Ho provato con un box android, uno Scishion V88, ma, sebbene ottimo per Kodi, aveva un difetto fondamentale, di cui, pirla io, mi sono accorto solo dopo la spedizione: niente Bluetooth, ergo il mio fido 8bitDo SFC30 non andava bene.

Crouton idem, è un accrocchio. Mi serviva qualcosa di più radicale.

Mi sono quindi messo di buzzo buono a cercare alternative. Dopo aver quasi ceduto all’acquisto di un mini PC windows tipo il Vorke V1, ho scoperto che l’alternativa ce l’avevo già in casa: il Chromebox si può aprire come una mela e installargli sopra una bella distro Linux, su cui poi far girare quello che si vuole, Kodi e RetroArch compresi.

Sono partito dalla pagina dedicata ai Chromebox della wiki di Kodi, che dettaglia la procedura. Io ho scelto di installare GalliumOS, una derivativa di Ubuntu “adattata” per i Chromebook/Box. Ho fatto alcuni tentativi anche con LibreELEC, che dovrebbe integrare tutto, ma è ancora in fase troppo instabile per i miei gusti.

Con GalliumOS invece si va bene: l’installazione è facile e veloce, la guida è a prova di stupido e se si ha un minimo di esperienza Ubuntu in mezz’oretta si ha il sistema base pronto. Ci sono alcuni bug minori, ma niente di sconvolgente.
Configurare bene Kodi e RetroArch richiede invece un po’ di tempo in più: sono software complessi e in sviluppo, per capirli bisogna leggere un pò di cose e soprattutto non aver paura di addentrarsi in forum strani.
Però ora funzionano tutti e due e posso vedermi un sacco di cose in streaming (Youtube, Twitch, ma anche Dplay per la signora) tutto con un solo telecomando e in 1080p ma anche giocare a Super Mario Bros (e scoprire che non ho più i riflessi di un 15enne).

Alcune cose che ho scoperto, magari non immediate a tutti:
* quando collegate alla tv aggeggi di questo tipo, ricordarsi di mettere la tv in “modalità gioco”: in questo modo si bypassano tutte le operazioni di interpolazione e correzione della tv, che in questo caso sono dannose per due motivi: sono inutili (potete farle molto più finemente sul box) e aumentano il lag (ovvero il tempo tra il comando e la sua visualizzazione a schermo) cosa che per l’emulazione è il male!
* Internet Archive ha una splendida collezione completa di ROMS per tutti i sistemi degli anni 80 e 90 che funziona perfettamente con RetroArch. Regalatevi una SD da 128 GB e siate felici.
* ChromeOS rimane comunqe disponibile “affianco” a GalliumOS per tutti i bisogni e tornare indietro al solo ChromeOS è facile letteralmente come inserire una chiavetta USB di ripristino di ChromeOS che si fa da qualunque PC

Tiny Dangerous Dungeons

Tiny Dangerous Dungeons è un piacevolissimo Metroidvania gratis, che dura qualche ora.
Definisco “Metroidvania” per chi non vi fosse avvezzo: dicesi Metroidania un videogiuoco nel quale l’eroe, saltando qua e la ed esplorando vari anfratti, acquisisce una serie di capacità crescenti, che lo portano a poter esplorare nuovi anfratti, prima non a lui accessibili, e a poter acquisire ulteriori capacità, che lo portano a poter esplorare ulteriori zone, e via di seguito.

I save point, il punto che desidererete di più in tutto il gioco.
I save point, il punto che desidererete di più in tutto il gioco.

Il nome è una crasi di Metroid e Castlevania, due giochi (per NES, sebbene il secondo entra nel genere solo con i capitoli successivi al primo) capostipite di questo genere che si può riassumere anche in “Parti piccolo e stronzo e pian piano arrivi a spaccare il culo ai passeri, ma senza tutti quei numeri tipici dei giochi di ruolo e con l’obbligo di essere sempre legato alle tue capacitò con il pad”.

Questo gioco, con grafica come un Gameboy (pixellosa e in 3 sfumature di verdino e nero) vi farà rendere conto che cose che oggi diamo scontate nei videogiochi (ripartire da dove si muore, tolleranza nei salti, tutorial, frecce per dove andare) sono in realtà grandi conquiste sociali.
30 minuti con questo gioco, fedele allo stile anni ’90, e tornerete a capire (e anche un po’ ad apprezzare) che il videogioco è un mondo in cui gli errori si pagano cari, generalmente con la moneta del tempo perso.
Il controllo con il finto joypad su schermo è fortunatamente gradevole e fatto bene, ma non potranno mancare le (fortunatamente poche) volte in cui tirare improperi perché ha “perso” un comando.

Ma non sembra proprio un Gameboy? :)
Ma non sembra proprio un Gameboy? 🙂

Dura poche ore, la sfida è più che onesta, ed è, come detto, gratis su Google Play, ci sono delle pubblicità tra una porta e l’altra ma sono perfettamente sopportabili, nulla di fastidioso.

Bonus: deadmau5 suona la colonna sonora di Castlevania con un equipaggiamento clamoroso.
Ah, il video è embeddato senza cookie, grazie a youtube-nocookie.com

4 mesi con Chromebox

Alla fine di settembre 2014, il mio dongle Android mk808 decide che è giunto il momento e passa a miglior vita.
Mi trovo così a dover comprare un nuovo aggeggio da attaccare alla televisione per fare tutte quelle cose multimedia a cui non posso rinunciare: Youtube, Netflix, visualizzazione foto e ogni altra varia nerdata mi passi per la testa.
Dopo varie valutazioni, complice un periodo in cui non si capiva bene cosa sarebbe stato di questi “cosi” con l’uscita di Android TV, ho detto: “Dai, facciamo un esperimento”. E, sempre rimanendo in casa Google e spendendo meno di 200€, ho ordinato il Chromebox che vedete qui sopra: un Asus M013U.

Cosa è Chromebox?

Google circa due anni fa ha deciso di innovare il settore PC: perchè non creare una specifica e un OS per macchine, molto economiche, che vivono solo se connesse alla rete?
Sono nati così due filoni: i Chromeook (ovvero i portatili) e i Chromebox (ovvero i desktop). Ogni casa (HP, Samsung, Asus, etc) è libera di prendere le specifiche e realizzare un coso.
Il Chromebox è a tutti gli effetti un PC, fatto con componenti PC anche cheap (è un Celeron con 2GB di RAM), a cui attaccare uno schermo (nel mio caso la TV) e mouse e tastiera (nel mio caso un k400, combo tastiera e pad senza fili di Logitech).
L’altro elemento fondamentale è appunto il sistema operativo: su questi cosi ci va ChromeOS, uno dei sistemi operativi di Google, che comincia e finisce con il browser.
E’ sostanzialmente un kernel Linux su cui gira un server grafico e Chrome. Nulla di altro.
Chrome è l’OS e l’OS è Chrome, non ci sono programmi “esterni” da avviare ma tutto viene fatto tramite browser. Può sembrare strano, ma è molto più facile e semplice di quanto sembri.
Si tratta di “mettersi lì” e fare un elenco delle cose che si vogliono fare e:
a) per quelle che si fanno con un browser, nessun problema
b) per quelle che si fanno senza browser, trovare un’equivalenza.
La cosa che mi ha stupito è che in massima parte dei casi l’equivalenza esiste e in alcuni casi è anche meglio dell’app/software dedicato.

Cosa si fa con Chromebox?

Si fa quello che si fa con un Pc.
Vuoi editare un testo? Google Drive e le varie sotto app (Fogli, Testi, Presentazioni) ormai equivalenti a Office.
Vuoi vedere le foto? Google Photo.
Vuoi ascoltare musica? Google Music o Spotify (la qualità dell’uscita audio è molto buona, pilota le mie Logitech in maniera egregia e fatta partire la playlist puoi pure spegnere lo schermo senza problemi).
Vuoi vedere Youtube? Basta andare sul sito (e l’interfaccia del sito, con tastiera, è Co-Mo-da dal divano).
Vuoi fare streaming? Netflix funziona (meglio dell’app), i siti delle Tv funzionano e gli streaming in Flash funzionano (e uno streaming a 2Mbps di un evento sportivo ha il suo perché su un tv da 40”).
Vuoi fare fotoritocco? Adobe ha lanciato una versione light (ma che come al solito va bene per l’80% dei casi) di Photoshop che funziona nel browser.
Vuoi giocare? C’è qualcosa (sia come App di Chrome, sia come giochi ed emulatori online), funziona la collezione di abandonware di Internet Archive ma questo è un campo in cui a oggi sicuramente ChromeOs soffre.

Dove soffre Chromebox?

Le limitazioni più pesanti a oggi sono queste:
– Il sistema è “in maturazione”: ci sono molti aspetti da sgrezzare e strada da fare per renderlo ancora più facile. Fortunatamente vengono migliorati di release in release (il sistema si aggiorna automaticamente ogni 20 giorni circa).
– Il sistema è completamente Google centrico. Senza account di Google va bene come fermaporte.
– Alcuni aspetti che uno dà per scontati (es: lettura dei dischi di rete) non ci sono ancora (la API per Samba è disponibile da pochissimo e non ancora “utilizzabile”)
– Se si ha bisogno di una tecnologia particolare e non è supportata, si può solo fare a meno. Esempio: Infinity e SkyOnline sarebbero tutte e due ottime un ottimo uso del Chromebox. Peccato che entrambe per trasmettere il video usino Silverlight, tecnologia Microsoft che non è disponibile su Chromebox (e probabilmente non lo sarà mai). Stesso discorso per Java: se ad esempio la vostra banca per l’autenticazione usa un applet Java, non la potrete mai usare.

Cosa ha di buono Chromebox?

Il concetto di backup non esiste: i vostri dati (a meno di volerlo esplicitamente) stanno tutti sul cloud (ecco spoegato anche perchè ha solo 16gb di ssd).
Inoltre è veloce, molto più di quanto sarebbe veloce una macchina con lo stesso hardware ma un sistema operativo completo sopra.
E a parte esigenze molto particolari, fa tutto quello che si chiede oggi a un pc. Tanto è vero che dovessi oggi comprare un PC per i miei genitori, comprerei un Chromebox.
E’ impossibile da rompere, si accende in 5 secondi, non prende virus, fa solo quello che serve a loro, salva tutti i dati in automatico da un’altra parte. E costa meno di 200 euro.
E il giorno che SAP sviluppa un frontend web decente, questo coso entra nelle aziende e non ne esce più: troppo più conveniente, “bloccato”, rispetto ai pc Windows.
Nelle scuole USA (che spesso forniscono agli alunni un PC), i Chromebook in 2 anni hanno preso una quota molto alta.

Cosa ci farò io?

Ci continuerò a fare tutta la parte multimedia di casa.
E prima o poi mi cimenterò nell’installazione di crouton, che sostanzialmente permette di “aprire” il sistema e far andare tutte le applicazioni disponibili per Linux.

Monument valley

Ok, questo gioco mi ha impressionato. Monument Valley è quello che una volta si sarebbe definito una killer app, ovvero uno di quei giochi per cui valeva la pena comprare una console. Oggi fortunatamente è molto più facile avere in casa un dispositivo Android o iOS e quindi pochi di noi possono esimersi dall’acquistare questo capolavoro.
Monument Valley è sostanzialmente un puzzle game con delle meccaniche molto semplici: si tratta di interagire con l’ambiente per permettere al nostro personaggio di raggiungere un punto chiave del livello e raccogliere un oggetto.
Per liberare o creare la strada per arrivarci, potremo interagire con l’ambiente, trascinare piattaforme, tirare leve, girare pulegge. Si lavora anche con una serie di illusioni ottiche: spostare una piattaforma, anche su un piano diverso, spesso permette poi di attraversare comunque il valico. E’ difficile spiegare a parole questo tipo di interazione ma è molto facile comprenderla mosso il primo dito sullo schermo
A tutto questo si somma una realizzazione grafica e sonora che non esito a definire artistica nel migliore dei sensi possibili: ogni pixel, ogni nota sono lì perché devono essere lì. La coerenza, la qualità, il design del gioco e della sua presentazione è qualcosa di spettacolare; poche volte mi è capitato di ammirare un design così coerente, così preciso; ad esempio i dettagli dei suoni del gioco che vanno a ritmo con la musica di sottofondo o ammirare piccoli disegni di pochi pixel che però permettono al gioco di avere un’identità immediata e apprezzabili
Il gioco è molto breve, si finisce in un’ora un’ora e mezza e costa circa 3 euro e 50 e non dico che sia giusto o sbagliato, dico solo “qual è il prezzo di un sogno?”.

Pocket league story

Pocket League Story è un gioco di Kairosoft per Android. Kairosoft è una piccola società giapponese che agli albori di Android (2009-2010 circa) se ne uscì con un piccolo gioco chiamato Game Dev Story ovvero la storia di una piccola software house che sviluppava videogiochi.
Grafica 8 bit, tema abbastanza poco esplorato, un po’ di ironia, meccanica molto addictive: una specie di piccolo gestionale che, nel panorama abbastanza scarso di giochi del periodo dei primi Android, ebbe un grande successo.
E’ stato forse il primo gioco che ho comprato sull’Htc Magic.
Da lì l’azienda giapponese iniziò ad adattare quel modello di gioco ai contesti più vari: simulatori di hotel, di terme, di centri commerciali, di formula uno.
E non poteva mancare il calcio, argomento di questo post. Il gioco non è recente, considerate che è già disponibile un seguito. Se non sbaglio Pocket league Story è del 2012 ma a due anni abbondanti da lancio conserva tutta la sua bellezza e la sua giocabilità: partirete dalle serie più basse del campionato del quartiere e giocando partite e spendendo soldi in giocatori e strutture potete arrivare su su fino a giocare la Lega con le squadre degli alieni. Ovviamente stiamo parlando di un gioco Kairosoft quindi c’è tanta ironia e tante situazioni divertenti e strane. Non stiamo parlando di un PcCalcio o Championship Manager, cioè di una simulazione calcistica classica, però i rudimenti ci sono e l’approccio di Kairosoft si rivela molto adatto al mobile.
Si parti quindi con giocatori di basso livello, che si possono allenare o sostituire con giocatori migliori poi pian piano appena si inizia a espandere lo stadio e creare alcun attrazioni/servizi che generano utili ed ulteriori punti da investire per migliorare i giocatori. Ci si fa così strada nelle varie coppe e campionati.
Il gioco è molto facile da giocare su cellulare, bottoni chiari e cicli allenamento partita divisi in bocconi da 4-5 minuti, facili da giocare in coda. Ma quando sarete alle coppe più avanzate sarà facile anche giocare 4-5 partite di fila, perché il gioco prende.
Il gioco si paga all’inizio e poi niente più tediosi acquisti per energia o livelli (cosa che purtroppo è stata messa nel seguito).
Altra cosa interessante di Pocket League Story è che si vede come il feeling Kairosoft viene nutrito e accresciuto: molti personaggi ad esempio sono sempre presenti (King Ackbar, lo scimpanzè, l’orso, i Kairo ovvero i robottini gialli).
Da prendere assolutamente a questo link, a meno che non odiate il calcio o Kairosoft.

Il Cammino di Santiago in taxi, Vol. 3

Ho ripreso a comprare dischi. Con regolarità. Tipo uno al mese (in crescita…) e non solo i dischi dei gurppi che mi piacciono ma anche cose “per provare”.
Strano eh. Non lo facevo da prima del 2000. Si, da prima degli MP3, ovviamente. Ma negli ultimi anni era anche per non fare tutto lo sbattimento ogni volta che di dover rippare, codificare, taggare, uploadare e avere un pezzo di plastica a prender polvere. Il mio Cd di “Non al denaro non all’amore ne al cielo” nella versione di Morgan è stato usato esattamente UNA volta. Per ripparlo.
Itunes ha fatto da palliativo, ci ho comprato qualcosa ma anche lì il converti/carica/condividi/tieni in ordine non mi ha mai fatto impazzire.
Da quando invece c’è Google Play, un clic e via. E con il sistema delle offerte la voglia ti viene per forza (ieri ho preso Random Access Memories a 3.99).
Oltre a dimostrare che se mi vendi un prodotto “semplice ed economico” la pirateria scompare, vuol dire che mi trovo ad parecchia ascoltare musica nuova.

Tipo appunto “Il Cammino di Santiago in taxi, vol. 3”: è il terzo disco di Brunori Sas, non de plume di un cantautore calabrese, attivo da qualche anno e secondo me uno degli artisti più interessanti del momento; non va a Sanremo, non va in televisione, non va ai reality show, non viene dai talent ma fa bella musica. Le prime quattro canzoni del disco sono una sequenza come se ne sono viste ben poche.
Si passa da pezzi cantautoriali che uno si aspetterebbe da De Gregori (si, il livello è quello) a cose molto più ritmate come “Mambo reazionario” che per temi, ironia e varietà musicale possono richiamare un Gaber.
Il disco non è esente da difetti, in quello che una volta sarebbe stato il “Lato B” ci sono un paio di pezzi messi lì un po’ per riempire, ma questo disco di Brunori Sas è sicuramente un bel disco, suonato e registrato molto bene, molto vario e che consiglio senza riserve a chi vuole ascoltare qualcosa di fresco e nuovo.

I link sugli album dovrebbero portare a Google Play, che dovrebbe anche offrire un ascolto gratuito. Dovrei mettere le badge di Spotify, ma da qui è complicato 😉

Carta di(s)credito

Passando da un normale Conto BancoPosta a un conto BancoPostaPiù, un mesetto fà ho cambiato anche carta di credito, rimanendo sempre MasterCard ma passando da una carta BancoPosta Classica, emessa da Deutsche bank, a una BancoPostaPiù, emessa da Compass.
Caveat: io la carta di credito la uso spessissimo e in tutti i contesti; dagli acquisti via Internet dei beni più disparati e dai siti più strani, al pagamento della spesa al supermercato, alle spese di trasferta quando giro per lavoro.
Mi trovo quindi ni giorni scorsi a passare tutte le varie registrazioni della carta dalla vecchia alla nuova.
Amazon? Fatto
Magic Online? Fatto
Paypal? Fatto

Google Wallet…? “Errore”
Leggi tutto “Carta di(s)credito”

Much ado about Buzz

Lanciato l’altro ieri il nuovo servizio di Google.

Cosa mi piace:
* Tutto in un’interfaccia (quella di Gmail)
* Buona aggregazione

Cosa non mi piace:
* Troppo pubblico. Non posso dividere tra i vari “cerchi” di conoscenze.
* Troppo clutter nell’email
* E’ un altro social network

Mi sa che a breve lo disattivo.

Google Maps Navigatore – Prova

Grazie a una guida di Androidworld.it ho avuto la possibilità di installare una versione di Google Maps per Android che ha abilitata la funzione di navigazione.
Al momento la navigazione è ufficialmente disponibile solo in US, il pacchetto testato NON è ufficiale (tanto è vero che il recente aggiornamento di Google Maps disponibile sul Market aggiunge ai cellulari Europei le nuove feature come i livelli ma NON la navigazione) ma sembra provenire da un cellulare Motorola Droid/Milestone usato per le prove.
Comunque, trovato il pacchetto basta installarlo (la guida in questo è molto chiara) e siamo pronti a testare.
Ultima avvertenza: stiamo parlando di un pacchetto Beta. Magari nella revisione che circolerà domani alcune cose potranno cambiare, mancare o essere migliorate (conoscendo Google, penso la terza, ma dovevo dirvelo).

Google Maps Navigatore (in seguito GMN) può essere avviato in maniera tradizionale (entrando in google maps, selezionando un indirizzo, chiedendo le indicazioni stradali e cliccando su naviga). Ma mostra secondo me la sua vera potenza quando si sfrutta l’integrazione perfetta in Android: clic sull’indirizzo di un contatto e si apre la navigazione, ricerca di un nome di negozio (“pizzeria da mario, milano”), si apre il browser su Google Mobile con la o le risposte e con un clic sul pulsante “ottieni indicazioni”, GMN parte in automatico, attacca il GPS e inizia a dare indicazioni in pochi secondi.
Non permette ancora, invece, i comandi vocali. Ma questo è un problema comune a tutti gli Android non localizzati in inglese.

Le funzioni del navigatore sono le funzioni di base di un qualsiasi navigatore e quelle che l’80% della popolazione usa: calcolo percorso, anteprima, ricalcolo automatico, percorso condizionale. E in più, sotto, avete comunque tutto Google Maps (salvataggio delle tratte, StreetView, elementi preferiti).
Sono disponibili una lista di POI (Banche, distributori, ristoranti) abilitabili come “livelli” semitrasparenti. Non c’è una lista degli autovelox e al momento sembra non essere possibile aggiungerne una.
Provato su strada, il sistema funziona: fluido, preciso, discretamente veloce nel ricalcolo. Anche qui l’integrazione con il resto del sistema è eccellente: il multitasking è ottimo, con finezze come il fatto che Google Listen o Tunewiki, al momento in cui il navigatore deve dare un indicazione, vengono messi automaticamente in pausa e fatti ripartire.
Non funziona ancora (in Europa) il traffico in tempo reale.

L’approccio di Google alla navigazione è molto interessante e probabilmente può sostituire un navigatore stand alone per gran parte delle esigenze di un utilizzatore medio.
Ci sono anche dei problemi,però:
– Il consumo di batteria va gestito: se il viaggio è lungo (sopra l’ora) meglio avere in auto il caricabatterie da viaggio. E qui, se siete come me con un auto senza viva voce Bluetooth, maledirete chi ha scelto di fare il telefono con un unico connettore per auricolare a filo e alimentazione elettrica.
– Il navigatore dipende dalla connessione Internet. Ora, ho già detto che un telefono come questo non ha senso senza flat dati e quindi non ne faccio un problema di costi, ma qui, attraversando una zona senza segnale o all’estero, si rimane al buio (o ci si fa dissanguare dal roaming dati).
– La voce guida non prende un accento giusto, mai: sembra di essere guidati da Stanlio e Ollio. Oggi mi ha indicato di prendere “Via Càvalieri di Vittorìo Vèneto”.