La rabbia

Come ho detto qualche tempo fa parlando di Golem, ho iniziato ad approfittare della collezione di fumetti “moderni” della mia biblioteca. Questa volta, nel solito giro della domenica mattina, mi è capitata in mano questo “La rabbia”, collezione di fumetti di autori italiani, accomunati dal tema del titolo e dall’aver partecipato a “Crack!”, una “cosa” sui fumetti che si tiene al Forte Prenestino a Roma.

La mano me l’ha fatta allungare la faccia di ZeroCalcare, autore di uno dei sei episodi, ma mi sono piaciuti anche altri episodi (non tutti).

La rabbia non è solo quella generazionale, strillata in quarta di copertina, ma si affrontano diversi tipi di rabbia: c’è chi riprende quella del G8 di Genova, c’è chi parte da quella stradale, c’è chi usa quella “dinamica” tra ingannatore e ingannato. Tutti però la trattano correttamente come una cosa che fa parte della vita, non tentano di rinnegarla, di rimuoverla, di passare oltre. Si prende atto che c’è, la si analizza, la si disseziona e si propongono modi per risolverla. Non è un passaggio banale, in un mondo che lavora spesso sull’equivalenza “non lo vedo = non esiste”:

Come dicevo, oltre a ZeroCalcare, ho apprezzato altri autori: Ratigher, ad esempio, che non conoscevo, oppure Filosa-Noce. Altri invece come Primosig/TSO meno, ma “sono io, non sono loro”: mi piacciono i fumetti che raccontano una storia, sequenziali, quando sforano nell’onirico, nel troppo libero, faccio troppa fatica a seguirli.

La cosa interessante per un profano come me è vedere ancora una volta come un medium come il fumetto si presti non solo alla classica narrazione sequenziale ma appunto anche a questi voli pindarici molto espressivi, che, certo, non piacciono a tutti (me per primo) ma mettono bene in vista la flessibilità dello strumento, da molti ancora considerato roba per bambini.

Lettura piacevole, ottimo esempio di “non l’avrei comprato ma son contento di averlo letto” che ti permette la biblioteca.

Golem

Golem è un fumetto, recuperato nella ben fornita sezione fumetti della mia biblioteca. Ne avevo sentito parlare in uno stream di Kenobit in cui era ospite proprio LRNZ, l’autore, che parlava della propria passione per i videogiochi. E quella passione ( e molte altre) nella sua opera si vedono tutte.

Golem è un fumetto diciamo cyberpunk (ma non solo), ambientato in Italia nel prossimo futuro. Non voglio raccontare troppo della trama, che è ben costruita, densa e ricca, ma sostanzialmente sul classico stilema “stato totalitario vs ribelli” LRNZ ha saputo costruire una serie di trame e sottotrame molto ricca, con tanti livelli di lettura. Per farlo ha usato il suo stile caratteristico (visibile anche sul suo canale Youtube), che è a mio avviso splendido: un mash up incredibile di stili, dal tradizionale, al manga giapponese, al francese, un vocabolario visivo fatto di invenzioni e citazioni. Un vero banchetto pantagruelico per gli occhi.

Ecco, quello che mi ha colpito più di tutto è stata proprio la sensazione di ricchezza, di abbondanza di elementi artistici da leggere, osservare, pensare. È un`abbondanza che forse solo il fumetto può dare, unendo l`immagine alla parola scritta: solo con le parole sarebbe un`opera troppo verbosa, solo con le immagini sarebbe sfocata. La loro unione la rende giusta.

Ho apprezzato anche tutta la parte più riflessiva, di descrizione e analisi di un futuro prossimo: anche qui, condotta per parole e immagini, con il pregio di non risultare mai pesante, di non dover essere sempre presente, di poterla anche ignorare senza doverci per forza passare attraverso.

Ho deciso che frequenterò più spesso la sezione fumetti :).

Vi lascio con il trailer del libro:

Kobane calling

Leggetelo e basta.

No, seriamente: leggetelo, non scherzo. Siamo dalle parti di “libro più bello degli ultimi 3 anni” o “se devi leggere un libro quest’anno, leggi questo”. Ed è pure un fumetto da 200 e rotte tavole, non ci sono scuse, si legge in qualche ora. Su, qui c’è il link a Amazon: Kobane Calling.

Fumetto che raccolgie i racconti e le riflessioni di 2 viaggi in Siria/Turchia/Iraq; le zone dell’Isis, del famoso Stato Islamico. A differenza id altri, ZC ha alzato il culo e l’ha portato la, per vedere dal vero come vanno le cose, per confrontare la realtà vista dai suoi occhi e le sue idee. E lo fa in una maniera splendida, la sua, mischiando battute gergali e riflessioni geopolitiche, riferimenti anni ’90 e storie di profughi che fanno torcere le budella.

Si va ben oltre la questione dello Zerocalcare autore generazionale, si va oltre il “il fumetto è il nuovo romanzo”: qui c’è una storia, ci sono valori, ci sono spiegazioni, ci sono opinioni ben chiare e ben spiegate. È una Narrazione con la lettera maiuscola, una di quelle cose che segnano, arricchiscono, fanno pensare.

Come in altre cose di Zerocalcare (in particolare quelle più narrative, con un respiro maggiore delle strisce del blog) c’è anche (e ne avevamo già parlato per Dimentica il mio nome) un punto di vista, certo, chiaro e definito, messo in mezzo senza nasconderlo o volerlo adattare al gusto della maggioranza.
E proprio per le sue qualità narrative si può apprezzare pur senza condividerlo al 100%. La qualità e la chiarezza delle opinioni sono da apprezzare e bisogna dare atto a ZC che non fa MAI un passo per accontentare più pubblico possibile. È una coerenza che in un autore ammiro tantissimo.
Con questo voglio dire che ZC non dà mai per scontato che stia presentando “i fatti”, non si pone mai “in assoluto”, per nessuno degli aspetti, in alcuni casi sacrosanti, che descrive.

Al di là delle opinioni, comunque, dopo averlo letto capirete 1000 volte meglio un sacco di cose relative a Siria, Islam, Isis.

Davvero, libro consigliatissimo.

L’elenco telefonico degli accolli

L’Elenco Telefonico degli Accolli è la seconda raccolta delle vignette del blog di Zerocalcare, fumettista italiano ormai famoso, di cui ho già scritto in passato e che, ve lo anticipo, mi piace sempre di più.
E non solo per il linguaggio, per le citazioni, per la fedeltà, per quell’essere voce narrante della vita dei trentenni. Quello è la patina, il gloss, la finitura luccicosa.
È il cuore del racconto, il suo sentirsi inadeguato, il suo dover giustificare, l’avere sempre paura che quello che ha costruito cadrà, finirà. Sotto le strip di Zerocalcare c’è la paura, c’è l’armadillo, c’è il polpo.
Però la paura poi viene vinta, il dubbio non è negato ma è risolto. E si può tornare a sorridere, anzi a ridere, anche delle cose di cui si aveva paura.

Le strip qui sono meno, ma è più corposo il collante che le tiene insieme (anche perché Zerocalcare nell’ultimo periodo se la sta prendendo calma, tiè). Lo stile, come detto, è sempre il solito, ed è un piacere. E vi ritroverete a ridere come pazzi.

Non lo consiglio a tutti, perché comunque un buon 70% del libro è disponibile liberamente su internet. Ma gli impallinati non possono farselo mancare.