Bugie nel carrello

Il supermercato come museo, come luogo d’esplorazione e scoperta: la visione che Dario Bressanini presenta nel suo Le bugie nel carrello mi trova d’accordo, e non solo per pura deformazione professionale.
L’interesse sul cibo è ai suoi massimi storici, cavalcato dai media tradizionali (programmi e libri di cucina, reality show, anche “come si fanno i prodotti industriali”) e moltiplicato dai social media, dove ogni persona può mettere in mostra la sua fame o le sue abilità. Ma come per tutte le cose, all’aumentare dell’interesse non sempre è abbinato un reale aumento della conoscenza, non sempre c’è lo sforzo di “andare oltre” l’apparenza, di provare a conoscere tutti gli aspetti degli alimenti.
Ecco allora che Bressanini prova, giocando con l’analogia supermercato-museo, a fare la guida, a provare a raccontare qualcosa di più su una serie di esempi in campo alimentare: prova ad aumentare la consapevolezza della mano che si allunga sullo scaffale. Lo stile è il solito, divulgativo, del professore dell’Insubria, semplice e scorrevole ma rigoroso; gli argomenti sono vari, dalle patate al selenio, al Kamut(R), al “naturale”.
Per ognuno di questi si prova ad andare oltre quanto detto o strillato sulle confezioni e nelle pubblicità, per vedere cosa e quanto c’è di corretto o se invece c’è qualche iperbole troppo azzardata. Con rigore, chiarezza (e anche un po’ di ironia)

Ripeto: non è tanto il tema (ammetto che non ho imparato granchè di nuovo, ma sapevo di non essere il target) ma è il metodo che mi piace. Molto chiaro, ricco di bibliografia e riferimenti, che pur dando risposte chiare non pretende di soddisfare la curiosità ma che anzi fornisce anche numerosi spunti da approfondire.
Risponderà ad alcune domande ma ve ne farà venire altre (e vi indicherà anche un possibile metodo per soddisfarle): non male.